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    Se l’Europa riparte a più velocità

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    In 3 sorsi – Lo scorso 6 marzo si è tenuto a Versailles un vertice che ha visto protagonisti il Presidente francese Hollande, il Primo ministro italiano Gentiloni, il Primo ministro spagnolo Rajoy e la cancelliera tedesca Merkel. Il vertice ha preceduto quello che si terrà a Roma il 25 marzo per il sessantesimo anniversario dalla firma degli accordi che diedero origine alla Comunità Economica Europea

    1. L’ENDORSMENT A UN’EUROPA “DIFFERENZIATA” – A Versailles i leader dei quattro Paesi hanno discusso di molteplici tematiche, dalla cooperazione militare alla situazione economica in Europa, ma a spiccare è stato il comune accordo sulla creazione di un progetto europeo che, seppur definito diversamente dai quattro leader, possiamo definire di un’Europa a più velocità. Alla conclusione del vertice, Hollande è stato il primo a prendere la parola, sottolineando che «un’Europa indirizzata solo al mercato unico o che rinunciasse alla sua dimensione politica sarebbe un’Europa di regressione». Il Presidente francese ha poi proseguito il suo intervento auspicando la creazione di una cooperazione che ha definito differenziata: «unità non significa uniformità, e proprio in virtù di questo chiedo che vengano proposte nuove forme di cooperazione a più velocità». La cancelliera Merkel ha a sua volta ribadito le parole di Hollande, sostenendo che «si deve accettare l’idea che alcuni Paesi vadano avanti più rapidamente e che le cosiddette cooperazioni differenziate debbano rimanere aperte per chi fosse rimasto indietro» ha concluso. Sulla stessa linea il primo ministro Rajoy, il quale ha dichiarato che la Spagna è disposta ad andare avanti nell’integrazione con tutti quelli che vorranno farlo. Il Primo ministro Gentiloni ha a sua volta auspicato «un’Unione più integrata ma che permetta diversi livelli di integrazione, in quanto è normale che i Paesi abbiano differenti ambizioni, ed è giusto che l’Unione possa dare a queste ambizioni risposte diverse, pur nell’ambito di un progetto comune».

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    Fig. 1 – Foto di gruppo a margine del vertice di Versailles, 6 marzo 2017

    2. UN’IDEA CHE CICLICAMENTE RITORNA – Quella di un’Europa a più velocità o a geometria variabile, non è un’idea nuova, ma un’idea che circolava già da tempo nel discorso politico europeo. Nel 1994, l’attuale ministro dell’Economia del Governo Merkel Wolfgang Schäuble, allora presidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU, aveva proposto – durante il periodo di presidenza tedesca dell’UE, e alla luce del crollo del blocco sovietico e del possibile allargamento dell’UE verso l’est Europa – l’istituzionalizzazione dell’idea di un’Europa a più velocità, argomentando che altrimenti l’Unione Europea si sarebbe limitata ad una cooperazione intergovernativa favorevole ad una “Europa à la carte” (vedi Chicco in più).
    Nel 2000 Joschka Fischer sostenne che l’allargamento dell’Unione Europa avrebbe reso indispensabile una riforma delle istituzioni europee, che sarebbero state rese poco funzionali dall’elevato numero di Stati membri. Egli vide la soluzione del problema nel potenziamento della cooperazione rafforzata tra gli Stati che avessero avuto la volontà di collaborare più strettamente di altri.
    Più recentemente lo stesso Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, in un discorso tenuto al Parlamento europeo il 15 luglio 2014 dichiarò che non vi fosse la necessità che l’Unione continuasse a procedere alla stessa velocità, sostenendo come fosse possibile perseguire tale via preservando l’integrità del mercato unico e tutelando i diritti di coloro che non vogliano far parte della zona euro. Lo stesso Junker ha recentemente rilanciato la possibilità di un’Europa a più veocità nel libro bianco redatto dalla Commissione Europea e lanciato il 1° marzo scorso. Un documento in cui vengono presentati cinque possibili scenari per il futuro dell’Unione, tra cui si trova, al terzo posto, la possibilità che un “gruppo di volenterosi” ambisca a fare di più in comune.
    Dunque quella di Europa a più velocità non è una novità, ma una costante del discorso politico europeo. E in effetti gli attuali trattati già prevedono nella pratica, attraverso delle clausole di opt-in e opt-out, la possibilità di un’Unione a velocità diversificata (a partire dal trattato di Maastricht del 1992), come osservabile guardando il seguente schema:

    Fig. 2 – La geometria variabile europea. Grafico a cura dell’autore

    Come possiamo osservare vi sono già delle differenze anche su tematiche piuttosto rilevanti, quali la moneta e lo spazio di libera circolazione: vi sono Paesi che partecipano all’area Schengen pur non prendendo parte all’eurozona e Paesi che partecipano allo spazio economico europeo pur non essendo Stati membri.

    3. IL FUTURO PASSA PER ROMA – Ora la discussione si svilupperà in seno al Consiglio Europeo che si terrà il prossimo 25 marzo a Roma in occasione dei festeggiamenti per i sessant’anni degli accordi che diedero alla luce la CEE. Il vertice si preannuncia problematico. Basti pensare che all’incontro informale del 9-10 marzo del Consiglio Europeo, i Paesi del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) e i Paesi del Baltico si sono opposti all’idea di un’Europa a diverse velocità, spaventati che un nucleo di Paesi possa procedere con maggior integrazione. Il presidente della Commissione Europea ha cercato di calmare le paure sollineando che «un’Europa a più velocità non sarà una nuova cortina di ferro», e assicurando che un eventuale meccanismo a doppia velocità non andrà ad intaccare i fondi per i Paesi più poveri dell’Unione. Anche il Primo ministro Gentiloni è intervenuto per cercare di sedare le preoccupazioni: «Questo non è un modo per scegliere dei Paesi rispetto ad altri, ma un modo per consentire a chi vuole fare più rapidamente e convintamente un percorso europeo di poterlo fare».
    A Roma i capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi membri discuteranno sul futuro dell’Unione Europea, cercando di mettere fine al periodo di riflessione post-referendum nel Regno Unito (avviatosi con il vertice di Bratislava il 16 settembre 2016) attraverso il rilancio del progetto Europeo.

    Alberto Tagliapietra

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Con “Europa à la carte” si intende un modo d’integrazione che consente agli Stati membri di scegliere su quali competenze collaborare. All’interno del quadro dell’Europa à la carte, gli Stati membri possono trovarsi su livelli diversi. In questo caso parliamo di geometria variabile: un metodo d’integrazione differenziata che permette a gruppi di Paesi che desiderano perseguire un determinato obiettivo di farlo. Ancora, gli Stati membri possono muoversi a differenti velocità: in questo caso parliamo di Europa a più velocità, ossia un modo d’integrazione differenziata che consente ad alcuni Paesi che decidono di progredire su una specifica tematica di farlo, con la possibilità che altri possano accodarsi successivamente. [/box]

    Alberto Tagliapietra
    Alberto Tagliapietra

    Nato nel 1995, sono attualmente uno studente presso l’Università degli Studi di Trento dove ho conseguito una laurea triennale in Studi internazionali e dove stò attualmente frequentando un master in European and International Studies. Interessato a questioni quali la geopolitica, la libertà dei media e gli affari europei, nutro un profondo interesse anche per il Medio oriente. Per Il Caffè Geopolitico mi occuperò principalmente di Unione Europea.

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