utenti ip tracking
martedì 1 Dicembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Il secondo lockdown e la frenata dell’economia francese

    In 3 sorsi - L’economia francese, già fortemente provata, vede stime...

    Che cosa succede in Portogallo?

    In 3 sorsi - Tra aumento dei casi di Covid-19, elezioni...

    Covid e tribù dominano le elezioni in Giordania

    In 3 sorsi - Le elezioni parlamentari in Giordania non hanno...

    Il rapporto franco-tedesco a seguito della pandemia

    In 3 sorsi - A seguito della pandemia la Germania sta...

    Verso le presidenziali in Iran

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Il 19 di maggio i cittadini iraniani saranno chiamati al voto per scegliere il prossimo Presidente della Repubblica. L’attuale presidente Rohani sembra essere il candidato favorito, ma dovrà scontrarsi con la linea dura conservatrice e le critiche sul suo primo mandato

    I CANDIDATI – In seguito al via libera dato dal Consiglio dei Guardiani della Costituzione, i candidati alle presidenziali iraniane del 19 maggio 2017 saranno in totale sei. Il primo tra questi è l’attuale presidente Hassan Rohani, che ha confermato la sua ricandidatura ottenendo il sostegno dei riformisti, dei moderati e, più in generale, di tutta l’ala di conservatori tecnocrati (o pragmatici) dalla quale proviene. Il secondo candidato, e principale oppositore di Rohani, è l’ultraconservatore religioso Ebrahim Raisi. Raisi è considerata una figura molto vicina alla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, è il capo dell’Astan Quds Razavi (una potente fondazione economica multi-milionaria), ed è membro dell’Assemblea degli Esperti che ha il compito di eleggere la Guida Suprema. Raisi ha aspramente criticato l’operato di Rohani, accusandolo di aver adottato una linea troppo morbida nei confronti dell’Occidente, specialmente per ciò che riguarda l’accordo sul nucleare e la politica economica. Nonostante la vicinanza con l’Ayatollah, una possibile vittoria di Raisi resta difficile: il candidato è stato infatti membro della cosiddetta “Commissione della Morte”, un’istituzione che negli anni ’80 giustiziò migliaia di oppositori politici del regime, un dato che potrebbe costargli soprattutto il voto dei giovani iraniani. Anche il sindaco di Teheran, Mahammad Baquer Qualibaf, rientra tra i candidati. Alle elezioni del 2013 era arrivato secondo dopo Rohani, ma in seguito ad alcune vicende di corruzione che l’hanno coinvolto nell’ultimo periodo sembra aver perso sostegno. Gli altri candidati, le cui preferenze restano nettamente minori rispetto agli altri tre, sono Mostafa Aqa-Mirsalim, ex-vice presidente negli anni di Rafsabjani e Khatami, Mostafa Hashemi-Taba, ex-ministro della cultura, ed Eshaq Jahangiri, attuale vice presidente. È stato invece escluso dalla corsa alle presidenziali l’ex-presidente, Mahmoud Ahmadinejad.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Il candidato Ebrahim Raisi durante un discorso a Teheran

    ROHANI, IL FAVORITO – Il Presidente Rohani ha ricevuto l’appoggio dell’ala riformista-moderata, che l’ha aiutato a vincere alle elezioni del 2013 e che sembra continuare a mantenere una certa coesione interna. Sebbene Rohani abbia ricevuto critiche anche da parte dei moderati stessi – soprattutto per ciò che riguarda la politica interna e il mancato rispetto della promessa di ampliare i diritti civili -, quest’ultimi hanno preferito offrire il proprio appoggio al presidente piuttosto che favorire i conservatori e la candidatura di Raisi. Rohani aveva vinto nel 2013 promettendo di far uscire l’Iran dall’isolamento internazionale e di riformare la società concedendo più libertà ai cittadini iraniani. Se da una parte la prima promessa elettorale ha portato nel 2015 alla firma dell’accordo sul nucleare con i paesi del cosiddetto “5+1”, ovvero i Paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina) più la Germania, e al conseguente sollevamento di alcune sanzioni economiche contro l’Iran, Rohani non è riuscito a ridurre le restrizioni sulla libertà dei cittadini (abbigliamento, ruolo della donna, etc.) e sulla libertà di stampa. Tuttavia, il Presidente in carica si è difeso dalle accuse ricordando il peso che ricoprono la Guida Suprema e i Guardiani della Rivoluzione sulle decisioni che riguardano la riforma della società, il controllo dei media e le condanne a morte.

    I POTERI DEL PRESIDENTE – Il Presidente della Repubblica è subordinato alla Guida Suprema Ayatollah, che è il Capo dello Stato e la massima autorità religiosa. La Guida Suprema controlla istituzioni importanti come le forze armate, il potere giuridico e la stampa. Ciò nonostante, il Presidente iraniano rimane una figura influente sul regime. Egli siede infatti al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale che decide sulla linea delle politiche di difesa e di sicurezza iraniane (incluso il nucleare e le azioni in Siria), e nomina i ministri del governo presiedendo il Consiglio dei Ministri (che devono però essere approvati dal Parlamento). Inoltre, il Presidente nomina anche gli ambasciatori iraniani e riceve le credenziali di quelli stranieri. In definitiva, molte delle politiche economiche, estere, culturali e di sicurezza possono variare in base all’amministrazione in carica.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Hassan Rohani in uno dei suoi incontri con il presidente russo, Vladimir Putin

    LE SFIDE DA AFFRONTARE – Le elezioni iraniane del 19 maggio sono importanti perché determineranno la linea politica che guiderà il Paese per i prossimi quattro anni. Se vincerà la linea conservatrice dura, potrebbero riaccendersi le tensioni esterne con Paesi come gli Stati Uniti e Israele, mentre se vincerà Rohani, verrà mantenuta la linea moderata che ha caratterizzato il suo mandato. Il prossimo presidente dell’Iran dovrà affrontare sfide su più fronti, prima tra tutte la presidenza statunitense Trump e le sue dichiarazioni sulla volontà di rinegoziare i termini dell’accordo sul nucleare. Per questo motivo non si escludono sorprese ai seggi: nonostante Rohani sembri essere il favorito, le provocazioni di Trump potrebbero infatti portare molti cittadini a scegliere di votare un candidato con posizioni più dure nei confronti degli Stati Uniti. Secondariamente, nonostante il sollevamento delle sanzioni economiche abbia permesso all’economia iraniana di ripartire, sul piano interno avrà bisogno di una maggiore spinta: la disoccupazione resta infatti ferma al 12% in totale, mentre quella giovanile raggiunge il 30%. Sono previste poche sorprese invece sul fronte siriano: anche se il nuovo Presidente potrebbe incoraggiare le parti a raggiungere più rapidamente dei negoziati, è improbabile che Teheran cambi la propria posizione su Bashar al-Assad (l’Iran pretende che Assad sia presente ai negoziati che decideranno sulla transizione politica siriana), ribadendo perciò la propria vicinanza alla Russia di Vladimir Putin.

    Silvia Semenzin

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Il sistema politico iraniano è un ibrido tra istituzioni democraticamente elette e istituzioni non elette. Tra le istituzioni non elette, il Consiglio dei Guardiani è posto a guardia della costituzione. Il consiglio è formato da 12 membri, 6 dei quali scelti direttamente dall’Ayatollah, e altri 6 giuristi nominati dal potere giuridico e approvati poi dal Parlamento. Anche il potere giuridico è però dipendente dalla Guida Suprema. Per legge, i candidati alle presidenziali devono essere prima approvati dal Consiglio. Uno dei criteri indispensabili per essere un candidato papabile è la devozione all’Islam sciita, la religione di Stato, così come la credenza nei principi della Repubblica Islamica. Il Consiglio prende le proprie decisioni internamente e si limita ad annunciare chi tra i candidati ha il permesso proseguire nella corsa, senza passare quindi per un processo decisionale trasparente. In passato sono stati esclusi molti candidati “outsiders”, tra cui riformisti, moderati e donne.[/box]

    Foto di copertina di Beshef Licenza: Attribution License

    Silvia Semenzin

    Laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani a Padova, nel 2016 ho terminato un Master in Comunicazione Sociale all’Università Complutense di Madrid. Sto proseguendo ora gli studi con un dottorato in Sociologia presso l’Università di Milano. Il mio campo di ricerca è quello del digital activism e cyber-democracy (nello specifico, sto studiando il movimento hacktivista), ma nel tempo libero mi occupo di politica internazionale e collaboro con il Caffè Geopolitico per il Desk Medio Oriente.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    1 commento

    Comments are closed.