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domenica 1 Agosto 2021

Il tour di Biden in Europa e il futuro post pandemia

In breve

• L’agenda di Biden è stata ricca di appuntamenti, tra il G7 in Cornovaglia, gli incontri a Bruxelles e il colloquio con il Presidente russo Putin.
• Il G7 a guida britannica si è concluso con un comunicato in cui si esprimono preoccupazioni riguardo alle potenze di Russia e Cina.
• Del tour di Biden ricordiamo il riavvicinamento all’Europa e il lancio del piano “Build Back Better”.

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Caffè lungo – Nel corso del tour europeo, il Presidente Biden ha incontrato vari leader mondiali e partecipato al G7 in Cornovaglia, nel Regno Unito, per occuparsi del futuro dopo la Covid-19.

“DIPLOMACY BACK” CON BIDEN

Il Presidente statunitense Biden ha partecipato per la prima volta dall’elezione a un tour europeo, nell’ottica di stabilire un rapporto più stretto con gli alleati tradizionali, cercando di mitigare i dissapori emersi negli scorsi anni. In effetti, nei quattro anni di Presidenza Trump ci sono stati alti e bassi nelle relazioni, a causa della politica unilateralista promossa dall’ex Presidente. Uno degli appuntamenti più rilevanti è stato il G7 in Cornovaglia, a Carbis Bay. Dopo oltre un anno di pandemia da Covid-19, i leader di Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia e Italia, insieme a una delegazione dell’UE, si sono riuniti in presenza dall’11 al 13 giugno per discutere dei temi al centro delle loro agende politiche, in particolare le conseguenze della pandemia su economie e società. Il G7, questa volta con la presidenza britannica del premier Johnson, ha visto come protagonisti Paesi accomunati dall’impegno verso il multilateralismo, da ideali di democrazia e dall’essere società “aperte e libere”, nel segno del pluralismo e della promozione di libertà e diritti umani. Biden ha partecipato per la prima volta a un summit di tale caratura in veste di Presidente, poi seguito da vertici e colloqui altrettanto importanti: con la NATO, con le Istituzioni europee, con il Presidente turco Erdogan e infine con il Presidente russo Putin.

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Fig. 1 – Biden al G7

IL COMUNICATO FINALE DEL G7 E LA QUESTIONE CINESE

Nel comunicato congiunto a seguito del vertice emergono alcuni punti di convergenza per il futuro post-pandemico, pur in mancanza di risultati concreti. In effetti le ambizioni scaturenti da un summit di tale livello si sono via via affievolite negli anni, poiché si tratta spesso di promesse e annunci fatti, ad esempio, su temi come clima e ambiente. Perciò si potrebbe discutere di quanto peso e quale ruolo abbia il G7 oggi nelle sfide del futuro, in confronto a un forum quale il G20, al quale partecipano Russia (che non è più nel G7 dal 2014 dopo la guerra in Crimea), Cina, Arabia Saudita, India e altri, che hanno un’influenza notevole a livello internazionale. Ad ogni modo tra gli elementi fondamentali del comunicato ricordiamo: la volontà di intensificare le vaccinazioni, incrementando e coordinando la capacità di produzione globale, poiché – come esplicitato dai leader del G7 – nel 2022 sarà necessario vaccinare almeno il 60% della popolazione mondiale per fare in modo che la pandemia si avvicini alla conclusione, insieme all’impegno a donare 870 milioni di vaccini ai Paesi più poveri (per arrivare a 2 miliardi di dose complessive fornite da inizio pandemia); il rafforzamento delle economie attraverso piani di ripresa per una crescita sostenibile, forte, inclusiva, bilanciata; la tutela del pianeta, riconoscendo che il 2021 deve essere un anno di svolta verso la transizione verde e la decarbonizzazione. Si è parlato poi di rinvigorire le partnership, tenendo come riferimenti democrazia, libertà, eguaglianza, Stato di diritto. Inoltre è stato menzionato l’interesse alla stabilità della relazione con la Russia, chiamandola a sospendere interferenze nei sistemi democratici altrui e ad alleviare le tensioni con Kiev. In merito a quest’ultimo punto i Paesi del G7 hanno affermato di supportare le Istituzioni e la democrazia ucraine. Nel comunicato finale trova altresì spazio la Cina, richiamando la preoccupazione per la situazione nel Mar cinese meridionale e orientale, da tempo caratterizzata da tensioni per via della rivendicata sovranità cinese nell’area (e non solo); l’approccio ai diritti umani, in particolare inerente alla regione dello Xinjiang; il discorso sull’autonomia di Hong Kong. Il G7 vorrebbe proporsi come contraltare al grande progetto infrastrutturale e geopolitico della Belt and Road Initiative del Presidente cinese Xi Jinping. In particolare gli USA intendono rafforzare il legame con i Paesi europei in funzione anti-cinese, al fine di creare un argine alla continua crescita geopolitica del Paese. A tal proposito la stessa NATO nel comunicato conclusivo al vertice del 14 giugno ha riconosciuto per la prima volta che le ambizioni e il comportamento assertivo di Pechino costituiscono sfide sistemiche. D’altra parte, Paesi come Francia e Germania non sono così ostili alla Cina, con Macron e Merkel a evidenziare l’impossibilità di escluderla dall’ordine internazionale, considerando la necessità di partnership in ambiti come il commercio e gli investimenti con l’UE.

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Fig. 2 – L’incontro fra Biden e Putin a Ginevra

IL COLLOQUIO BIDEN-PUTIN

Degno di nota è stato l’incontro tra Biden e Putin a Ginevra. I due leader si sono accordati per iniziare un dialogo sul controllo delle armi nucleari e per il ritorno degli ambasciatori nelle rispettive capitali. Il 15 aprile, infatti, gli Stati Uniti avevano espulso personale diplomatico russo da Washington, in seguito all’azione di hackeraggio attribuita ai servizi segreti russi dall’intelligence americana. I russi avevano risposto con una misura analoga. Grandi differenze e diffidenze permangono sul tema dei diritti umani, specialmente rispetto all’oppositore russo Navalny, o alle minacce cyber, alla luce del recente attacco al Colonial Pipeline. I due leader hanno poi tenuto, separatamente, una conferenza stampa. Pur in mancanza di risultati tangibili, il colloquio ha avuto una forte rilevanza politica, data la necessità dei due di confrontarsi e comprendere con quali toni portare avanti un rapporto così complesso e importante per gli equilibri mondiali.

COSA RIMANE DI QUESTO TOUR EUROPEO

L’obiettivo principale del tour è stato raggiunto: il riavvicinamento tra alleati e rinnovamento della partnership transatlantica dopo una Presidenza Trump non particolarmente “amica” degli europei. A conferma di questo l’Amministrazione Biden e la Commissione Europea hanno raggiunto un accordo sulla disputa Airbus-Boeing, che da anni divide le due sponde dell’Atlantico (qui una ricostruzione): le due parti sospenderanno per cinque anni i dazi con si erano precedentemente colpiti. Inoltre si è discusso di un piano di investimenti in infrastrutture in favore dei Paesi in via di sviluppo, proprio come reazione alla Belt and Road cinese. L’iniziativa si chiamerebbe Build Back Better World (in chiaro riferimento all’agenda domestica di Biden) e, nelle intenzioni di Washington, vorrebbe fornire una visione coordinata per lo sviluppo infrastrutturale del Terzo Mondo, compattando i Paesi del G7 con gli USA come capofila. Si tratta di un piano che intende mobilitare il capitale privato in aree specifiche: clima, salute, sicurezza della salute e tecnologia, equità di genere ed eguaglianza. Potremmo quindi pensare che le relazioni USA-Cina continueranno a essere tese, mentre i partner europei cercheranno un’equidistanza tra i due colossi, abbracciando il piano di Biden ma provando a evitare tensioni con Xi Jinping, almeno nel breve periodo. D’altra parte i rapporti con la Russia rimarranno probabilmente tesi, ma potrebbero andare verso una strada di maggiore dialogo e di riduzione delle provocazioni.

Marta Annalisa Savino

Photo by Guillaume Meurice is licensed under CC0

Marta Annalisa Savino

Laureata magistrale in “Relazioni internazionali” presso l’Università degli Studi di Milano, appassionata di viaggi, scrittura, geopolitica e lingue: inglese, francese e spagnolo. Ne “Il Caffé geopolitico” si occupa di Nord America e in particolare di Stati Uniti

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