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domenica 25 Settembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’escalation Houthi-Emirati preoccupa anche Israele

In breve

  • Non si fermano gli attacchi degli Houthi agli Emirati Arabi Uniti dopo il primo assalto del 17 gennaio all’aeroporto di Abu Dhabi.
  • Una escalation che preoccupa anche Israele, minacciato dal movimento sciita supportato dall’Iran.
  • Nonostante la vicinanza tra Houthi e Iran non si sa se dietro la crisi ci sia il paese persiano oppure se il gruppo ribelle yemenita stia agendo in autonomia.
  • Qualora il territorio israeliano fosse concretamente minacciato dai missili Houthi Tel Aviv potrebbe ampliare la guerra contro i proxy iraniani, colpendo preventivamente il movimento filoiraniano.

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Analisi – Continuano gli attacchi missilistici degli Houthi verso il territorio degli Emirati Arabi Uniti. Una escalation che preoccupa anche Tel Aviv, consapevole del legame tra il gruppo ribelle yemenita e l’Iran, il nemico di sempre. Sebbene non si sappia l’effettivo ruolo di Teheran nell’ultima crisi, lo Stato ebraico potrebbe aprire un altro fronte nella guerra ai proxy iraniani attaccando preventivamente gli Houthi. Uno scenario che si potrebbe realizzare qualora il territorio israeliano fosse concretamente minacciato anche dalle milizie yemenite supportate dall’Iran.

EMIRATI SOTTO ATTACCO

Il salto di qualità degli attacchi contro gli Emirati Arabi Uniti (EAU) del 17 gennaio da parte del gruppo ribelle yemenita Houthi attraverso l’uso di droni esplosivi – ripetuti il 24 dello stesso mese con il lancio di missili balistici verso Abu Dhabi, questi ultimi intercettati dal sistema di difesa americano Patriot – ha sorpreso e preoccupato anche Israele. Dopo la prima offensiva contro strutture petrolifere nei pressi dell’aeroporto della capitale emiratina che ha causato la morte di tre persone, Tel Aviv ha fortemente condannato l’attacco degli Houthi per bocca del primo ministro Bennet. Nella lettera recapitata direttamente al principe ereditario degli EAU, lo Sceicco Mohammed bin Zayed, Bennet ha anche offerto “sicurezza e supporto di intelligence“, mettendo così a disposizione l’aiuto israeliano per sventare ulteriori attacchi provenienti dal gruppo sciita supportato dall’Iran. Un’offerta, quella israeliana, che va inserita nel quadro complessivo degli Accordi di Abramo del settembre 2020, i quali hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele, EAU e Bahrein – sebbene l’avvicinamento tra Tel Aviv e Abu Dhabi in funzione anti-iraniana fosse informalmente già in atto da tempo. Qualche giorno fa, nel corso della visita del Presidente israeliano Isaac Herzog ad Abu Dhabi, gli Houthi hanno condotto nuovi attacchi missilistici contro gli Emirati: intercettati dalle difese aeree della Monarchia del Golfo, che ha anche distrutto alcune piattaforme di lancio ad al-Jawf, da cui sono partiti i missili. La stessa notte si sono registrati esplosioni vicino la capitale della Siria Damasco, dovute a incursioni israeliane provenienti dal Libano.

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Fig. 1 – Il Presidente israeliano Isaac Herzog incontra per la prima volta il Principe ereditario degli Emirati, lo Sceicco Mohammed bin Zayed, al palazzo presidenziale di Abu Dhabi, 30 gennaio 2022

PERCHÉ ISRAELE È PREOCCUPATO

Se le minacce Houthi contro le Monarchie del Golfo non sono una novità, lo è di certo l’effetto sorpresa che sono riusciti a generare colpendo direttamente il cuore degli Emirati. Da un lato, infatti, il motivo dell’assalto missilistico può essere ricondotto agli sviluppi della guerra in Yemen – la Brigata dei Giganti, milizia sostenuta dagli Emirati, ha permesso ai filogovernativi di conquistare zone strategiche come Marib, Shabwa e al-Bayda ai danni degli Houthi. Dall’altro lato, però, un’azione così forte ha anche un preciso obiettivo simbolico: mandare un messaggio agli altri paesi della regione, compreso Israele. Tel Aviv questo lo sa, anche perché gli Houthi hanno già in passato minacciato di colpire il territorio dello Stato ebraico. L’intelligence israeliana è preoccupata per due motivi. Primo, per la vicinanza geografica. Eilat, la città più a sud di Israele, dista poco più 1.500 chilometri dalla parte yemenita controllata dagli Houthi e anche Beersheba, se i ribelli yemeniti dovessero usare missili a lungo raggio, potrebbe essere in pericolo (il sistema di difesa Iron Dome è già stato dispiegato l’anno scorso a Eilat). Inoltre, anche le attività nel Mar Rosso e la libertà di navigazione delle navi israeliane attorno lo stretto di Bab el-Mandeb potrebbero essere minacciate. Secondo, Israele guarda sì con sospetto alla saldatura tra Iran e Houthi, ma non è euforico neanche alla possibilità che questi ultimi agiscano eccessivamente in autonomia rispetto a Teheran, aggravando una situazione già carica di tensione che potrebbe portare velocemente a una escalation. 

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Fig. 2 – Edifici distrutti a Sanaa, la capitale dello Yemen sotto controllo degli Houthi, dai raid condotti dalla coalizione a guida saudita in risposta ai missili lanciati dal gruppo ribelle contro l’aeroporto di Abu Dhabi, 18 gennaio 2022

C’È L’IRAN DIETRO I MISSILI HOUTHI CONTRO GLI EMIRATI?

Ed è proprio sulla possibilità della longa manus di Teheran dietro l’attacco ad Abu Dhabi che si è concentrata la discussione tra analisti ed esperti geopolitici del Medio Oriente. Sebbene il supporto finanziario, logistico e militare della nazione persiana alle milizie ribelli sciite che combattono il Governo yemenita sia ormai cosa nota, è anche vero che gli Houthi non sono un gruppo monolitico e al loro interno esistono diverse sensibilità circa il rapporto da intrattenere con l’Iran. Anche gli ultimi sviluppi tra i due attori lasciano intendere che esistano alcune frizioni tra le parti. L’attacco contro gli EAU rivendicato dagli Houthi va inserito in un contesto di riassestamento degli equilibri regionali che ha portato negli ultimi due anni anche Teheran e Abu Dhabi a parlarsi. In questo senso gli Houthi potrebbero non aver accolto favorevolmente il riavvicinamento tra Iran ed EAU, segnalando, attraverso l’attacco missilistico, la loro contrarietà a questo processo, al fine di minare il disgelo tra i due aesi. A corroborare questa tesi, due eventi. Primo, questa volta gli EAU – a differenza di altre minacce degli Houthi nel passato – non hanno accusato direttamente l’Iran di aver ordito il lancio di missili contro l’aeroporto. Segno di voler continuare a battere la strada del dialogo, forse consapevoli di un allentamento dei rapporti tra Iran e Houthi. Secondo, già a dicembre gli Houthi avevano fatto rientrare a Teheran l’ambasciatore iraniano, in una mossa che i sauditi avevano interpretato come un tentativo del gruppo sciita di distanziarsi dall’Iran. In realtà, non si può sapere se l’assalto a sorpresa contro Abu Dhabi sia stato compiuto con l’assenso di Teheran o meno. Spesso la verità sta nel mezzo. Non è impossibile pensare, infatti, che nel corso del negoziato con gli Stati Uniti sul nucleare, l’Iran accolga favorevolmente un aumento della tensione per accrescere il suo potere negoziale (come già fatto in passato) e, per questo, abbia autorizzato l’attacco degli Houthi contro gli Emirati. 

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Fig. 3 – Sostenitori del movimento degli Houthi manifestano a Sanaa minacciando Israele, 7 maggio 2022

POSSIBILE ESCALATION TRA ISRAELE E HOUTHI?

Israele, però, nonostante sia consapevole delle sfumature esistenti nel rapporto tra Iran e Houthi, non ha dubbi sulla responsabilità iraniana delle azioni bellicose intraprese dal gruppo ribelle yemenita. Anzi, fonti del Governo israeliano, parlando con il sito Al Monitor, hanno fatto sapere di essere preoccupate dell’indifferenza degli Usa e della comunità internazionale, proprio perché “tutti sanno chi c’è dietro questo attacco”. Per questo circola l’idea di agire in modo preventivo contro gli Houthi, cercando di renderli inoffensivi attraverso azioni mirate per fiaccarli dal punto di vista militare. Che Israele stia alzando il proprio livello di attenzione nei confronti del gruppo sciita filoiraniano è innegabile. Anche se per ora esso si è tradotto soltanto in un ulteriore rafforzamento della cooperazione tra Israele ed EAU, anche in termini di sicurezza e Difesa. Con Abu Dhabi che starebbe pressando Israele per ottenere il sistema di difesa Iron Dome. Eventualità a cui lo Stato ebraico rimane refrattario. Tel Aviv, però, potrebbe spingersi oltre e pensare di avviare una serie di attacchi mirati contro le postazioni Houthi in Yemen, trattando il gruppo supportato dall’Iran proprio alla stregua degli altri proxy di Teheran. Obiettivo: evitare che gli Houthi possano trasformarsi in un evidente agente di prossimità iraniano in Yemen, come Hezbollah in Siria, non a caso oggetto di frequenti strike israeliani. Il punto è che Tel Aviv potrebbe aprire un altro fronte qualora gli Houthi decidessero di minacciare direttamente la sicurezza dello Stato ebraico. Se, infatti, i bombardamenti israeliani contro le postazioni di Hezbollah in Siria sono dovuti al timore di un rafforzamento degli stessi vicino ai propri confini, un’incursione anti-Houthi in Yemen potrebbe avvenire se la milizia alzasse il livello dello scontro arrivando a provare a colpire Israele. Oppure se i ribelli yemeniti minacciassero seriamente la libertà di navigazione delle navi israeliane tra il Mar Arabico e il Mar Rosso. Sarebbe tatticamente sensato, però, per gli Houthi utilizzare risorse per una guerra contro Israele distraendosi dalla minaccia più esistenziale posta dagli Emirati nel teatro yemenita? 

Vittorio Maccarrone

Immagine di copertina: “Yemen’s Iran-backed Houthi militants threaten to target Riyadh and Abu Dhabi“, by World News is licensed by CC BY

Vittorio Maccarrone
Vittorio Maccarrone

Catanese di nascita, ho conseguito la laurea specialistica all’Università di Pavia (città d’adozione) in World Politics and International Relations con tesi sulla guerra in Siria. Durante il periodo accademico colgo l’opportunità fornita dal progetto Erasmus per ben tre volte: Atene e Budapest sono le mete che scelgo per due tirocini in organizzazioni internazionali e non governative, mentre Gent mi accoglie per il periodo di studio all’estero. Seguo molto sia la politica interna che quella estera. Nelle dinamiche internazionali pongo particolare attenzione al martoriato Medio Oriente. Sono un accanito sostenitore del Calcio Catania, un fervente amante dello sport, appassionato di fotografia, aspirante giornalista e sì… bevo una modesta quantità di Caffè giornaliera!

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