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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Presidenziali francesi: verso il secondo turno

In breve

  • Come nel 2017, anche per queste votazioni al secondo turno si sfideranno Emmanuel Macron e Marine Le Pen.
  • Jean-Luc Mélenchon della sinistra francese è la vera sorpresa delle elezioni e per poco non è arrivato al ballottaggio.
  • Macron, favorito per la vittoria finale, dovrà cercare di incassare i voti dei repubblicani moderati e della sinistra francese. Marine Le Pen, sostenuta dai voti di Zemmour, avrà il difficile compito di portare per la prima volta la destra nazionalista francese all’Eliseo.

 

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Analisi Come pronosticato alla vigilia, saranno il Presidente uscente Emmanuel Macron e la leader del Rassemblement National Marine Le Pen a contendersi la vittoria il prossimo 24 aprile. Il primo turno ha decretato il boom elettorale del partito di sinistra di Jean-Luc Mélenchon e una sconfitta elettorale senza precedenti per i tradizionali partiti storici francesi.

IL RISULTATO DEL PRIMO TURNO

Per sapere chi sarà il prossimo inquilino dell’Eliseo occorrerà aspettare ancora qualche giorno.
Nessuno dei 12 candidati, infatti, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti espressi. Per cui, come sancito dalla Costituzione francese, saranno i due candidati più votati a sfidarsi al secondo turno.
I sondaggi accreditavano l’attuale Presidente Macron in lieve vantaggio su Marine Le Pen. In realtà il leader di En Marche va meglio rispetto alle aspettative, ottenendo circa il 28% dei voti e staccando di oltre 4 punti percentuali la leader del Rassemblement National. Entrambi comunque aumentano il proprio “score” elettorale rispetto al primo turno del 2017.
Dalle urne arrivano altri risultati da sottolineare. L’exploit del partito di sinistra France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon che ottiene quasi il 22% dei consensi degli elettori transalpini e il crollo dei due partiti storici francesi Les Républicains (I Repubblicani) e i socialisti, che incassano la più grande sconfitta della loro storia e che non avranno neppure il rimborso elettorale da parte dello Stato.
La forza nazionalista (Reconquête) di Eric Zémmour, nonostante l’entusiasmo iniziale della sua discesa in campo che aveva portato alcuni analisti addirittura ad accreditarlo come possibile outsider, raccoglie solamente il 7% dei voti.
Da una prima analisi del voto risulta che Mélenchon abbia ottenuto la maggioranza dei voti tra i giovani under 35 francesi. Macron invece riceve molti voti dalle famiglie più ricche francesi e dai dirigenti, mentre Marine Le Pen fa breccia soprattutto negli elettori delle piccole città e delle comunità rurali, nonché fra i ceti più poveri del Paese.
Nelle maggiori città della Francia Marine Le Pen registra un basso grado di consenso rispetto agli altri candidati. A Parigi risulta il più votato Macron con il 35,3% dei voti, seguito da Mélenchon al 30,09%, con Le Pen che si piazza solo sesta, al 5,5%. A Marsiglia invece risulta Mélenchon il candidato più votato, mentre a Lione Macron precede sia il leader di France Insoumise che Le Pen.
In Corsica si impone Marine Le Pen con il 28,6%, mentre Macron si ferma al 18,11%.
Rispetto alle presidenziali del 2017, dove si registrò un astensionismo del 22%, in questa tornata elettorale il tasso sale al 26%.

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Fig. 1 – Jean-Luc Mélenchon, deputato dell’Assemblea nazionale e leader del partito di sinistra France Insoumise

IL CONTESTO POLITICO: CONFRONTO TRA CANDIDATI

Per la seconda volta in 5 anni ancora una volta Macron e Le Pen si ritroveranno faccia a faccia. Nel 2017 Macron si impose con un netto 66% a 33% sulla figlia di Jean Marie Le Pen, ma questa volta lo scenario sembra diverso.
Seppur resti favorito dai sondaggi, appare prematuro dare per scontata la vittoria di Macron. Le proiezioni, ancor prima del primo turno, indicavano comunque l’attuale inquilino dell’Eliseo vincente, al ballottaggio, contro tutti i candidati.
In realtà alcuni sondaggi parlano di una forbice di vantaggio molto bassa. Qualcuno si spinge addirittura a soli 2-3 punti percentuali di distacco. Indubbiamente i giorni che rimangono da qui allo svolgimento del secondo turno, oltre che al dibattito televisivo previsto il 20 aprile e che nel 2017, a causa di una performance comunicativa sotto tono, costò la sconfitta a Le Pen, saranno decisivi per il voto finale.
Indubbiamente l’entrata in scena di Éric Zemmour ha favorito l’immagine “soft” di Marine Le Pen, che distaccandosi da alcune proposte del contendente, ha consegnato a Zemmour lo status di candidato di estrema destra.
Le Pen ha abbandonato l’idea dell’uscita dall’Unione Europea e dall’euro con posizioni più morbide, auspicando un’Europa delle nazioni. Restano centrali nel suo programma i temi dell’immigrazione e della sicurezza, proponend, tra le altre cose una procedura più rigida per l’ottenimento della nazionalità francese, maggiori espulsioni per i clandestini, aumento del personale di polizia ed erogazione di aiuti sociali in base agli anni di lavoro effettuati.
Rispetto al passato però parla di più di tematiche economiche. Propone ad esempio di riformare le pensioni con un aumento delle minime, un maggiore supporto per l’avvio delle attività imprenditoriali giovanili e una riduzione della TVA (l’IVA francese) dal 20% al 5,5% su carburante, gas e elettricità. Auspica un rilancio del settore dell’energia nucleare e dell’idroelettrico.
Per quanto riguarda la lotta al coronavirus, si oppone all’obbligo vaccinale per i bambini e propone, in caso di elezione, l’immediato reintegro in servizio del personale sanitario non vaccinato.
In tema di politica estera, dopo la simpatia passata con Putin, condanna l’invasione di Mosca in Ucraina, ma auspica una soluzione diplomatica con la Russia e non le sanzioni, che hanno effetti negativi anche sull’economia francese. Forte critica viene espressa sulla NATO, definita “bellicista” e riguardo alla quale vorrebbe “ritirare la Francia dal comando militare integrato” non appena la guerra in Ucraina finirà.
Diversa invece la posizione di Macron, che nel proprio programma parla di “dare un nuovo senso alla NATO” e di proseguire con le sanzioni alla Russia.
Altra divergenza con la rivale Le Pen è sull’Unione Europea. Macron, da sempre uno dei leader politici più entusiasti dell’UE, ha rilanciato la visione di una Unione più autonoma nel presentare la Presidenza francese del Consiglio dell’Unione Europea lo scorso dicembre.
Al pari di Le Pen, anche Macron propone di aumentare le pensioni minime. Mentre è stato molto criticato per la sua idea di aumentare l’età della pensione a 65 anni. Altra proposta riguarda un piano fiscale pluriannuale per la riduzione delle imposte.
L’attuale capo di Stato francese promette che, in caso di rielezione, incrementerà il personale sanitario, di polizia e il numero dei magistrati. Prevede inoltre una riforma dell’istruzione che aumenti il numero di ore di insegnamento dedicate al francese e una migliore remunerazione degli insegnati.
In campo energetico promette di costruire 6 nuove centrali nucleari e di rilanciare la produzione di energia solare e eolica.
In materia di immigrazione e sicurezza Macron ha indurito la posizione rispetto alle precedenti votazioni del 2017. Nel suo programma si parla di maggiore complessità per ottenere il permesso di soggiorno in base alla provata conoscenza della lingua francese.
Nell’analisi dei programmi dei due candidati si evidenziano aspetti di convergenza e altri che mostrano una visione della Francia, dell’Europa e del Mondo completamente differente.
Entrambi i candidati, nelle loro dichiarazioni post-voto, hanno infatti parlato del secondo turno non solo come voto politico, ma come un vero e proprio scontro di civiltà.

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Fig. 2 – Valérie Pecrésse, seconda da sinistra, ha incassato il peggiore risultato elettorale della storia dei Repubblicani

COSA ASPETTARSI AL BALLOTTAGGIO?

Nei giorni che mancano al secondo turno sia Macron che Le Pen cercheranno di assicurarsi i voti dei francesi che hanno votato per gli altri nove candidati.
Alcuni leader, tra cui la socialista Anne Hidalgo e il verde Yannik Jadot, hanno già dichiarato che voteranno per Macron, invitando i propri sostenitori a fare lo stesso. Voti che dovrebbero quindi confluire verso il Presidente uscente.
Valérie Pécresse, candidata dei Repubblicani, si è schierata a favore di Macron, ma non tutto il suo partito sembra dello stesso avviso. L’ex capo di Stato Nicolas Sarkozy ha pubblicamente ammesso che voterà Macron al ballottaggio, mentre Eric Ciotti, esponente di punta dei Repubblicani e candidato alla presidenza nelle primarie interne del partito, ha dichiarato che non voterà Macron. Secondo un sondaggio IFOP si assiste a una netta spaccatura all’interno dell’elettorato repubblicano. Il 35% voterà per Macron, mentre un altro 35% si schiererà a favore di Le Pen. Un ulteriore 30% invece è ancora indeciso se votare o lasciare scheda bianca. Una componente da non sottovalutare per determinare l’esito finale del voto.
Stessa cosa per quanto riguarda il bacino elettorale di Mélenchon, forse la vera chiave del ballottaggio. Il leader di France Insoumise – che con un’alleanza con gli altri partiti di sinistra avrebbe raggiunto il ballottaggio – ha pubblicamente chiarito che non voterà Le Pen. Per decidere la strategia da adottare, sul sito del proprio partito ha lanciato una campagna consultiva per chiedere ai militanti la loro opinione. Non è comunque scontato che il suo elettorato appoggerà Macron e soprattutto in che percentuale lo farà.
Per quanto riguarda la base elettorale di Éric Zemmour non sembrano esserci particolari dubbi sul fatto che la maggior parte dei suoi voti si indirizzerà verso la candidata del Rassemblement National. Anche il deputato francese Nicolas Dupont-Aignan, leader di una piccola forza politica nazionalista, Debout la France, che ha ottenuto il 2% dei voti, ha invitato i propri sostenitori a votare Le Pen.
Dato per certo il sostegno dei socialisti e dei verdi verso Macron, le speranze per un’eventuale vittoria di Le Pen saranno riposte quindi sugli elettori repubblicani e della sinistra di Mélenchon. Un compito non facile per Marine Le Pen, visto che i due fronti elettorali non hanno molti elementi comuni.
Dal canto suo Macron dovrà riuscire ad assicurarsi i voti dei Repubblicani più moderati. Al netto di possibili sorprese, i sostenitori di Mélenchon dovrebbero, alla fine, convergere più su Macron che sulla candidata del Rassemblement National.
I prossimi giorni di campagna elettorale e il dibattito del 20 aprile saranno comunque fondamentali per capire quale dei due leader riuscirà a convincere la maggior parte di elettori transalpini che al primo turno hanno dato fiducia ad altri candidati.

Luca Rosati

Immagine in evidenza: File:Macron & Le Pen.jpg” by 1. Copyleft, 2. Foto-AG Gymnasium Melle is marked with CC BY-SA 4.0.

Luca Rosati
Luca Rosati

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali con specializzazione in affari europei. Attualmente frequento l’International Master in European Studies a Bruxelles.

Appassionato di Unione Europea, processi elettorali degli Stati membri e comunicazione politica.

 

 

 

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