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giovedì 7 Luglio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Conferenza sul futuro dell’Europa: un’occasione politica?

In breve

  • Un anno di lavoro, oltre 53mila partecipanti, 49 proposte finali: la Conferenza sul futuro dell’Europa sembra essere stato un bell’esempio di democrazia partecipativa.
  • Istituzioni UE e Governi daranno seguito alle indicazioni uscite dalla Conferenza, oppure sarà l’ennesima occasione persa per avvicinare la governance europea a forme più inclusivamente democratiche?
  • Le contingenze storiche possono forse spingere, almeno in alcuni settori, verso passi avanti sul terreno di una maggiore unione e di un’Europa più “federale”.

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Caffè LungoLa situazione di crisi causata dall’invasione russa dell’Ucraina e altri fattori potrebbero spingere i Governi europei a dar seguito ad alcune delle proposte lanciate dal forum dei cittadini.

UN ANNO DI LAVORO, 49 PROPOSTE

La sessione plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa ha approvato a fine aprile una serie di 49 proposte (ridotte rispetto alle 178 delineate negli ultimi tre mesi) relative a nove macro tematiche: Cambiamento climatico e ambiente; Salute; Un’economia più forte, giustizia sociale e occupazione; L’UE nel mondo; Valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza; Trasformazione digitale; Democrazia europea; Migrazione; Istruzione, cultura, gioventù e sport.
Si tratta del frutto di un anno di lavoro di questo forum di discussione e compartecipazione, svoltosi sia online all’interno di appositi panel sulla piattaforma web (cui risultano essersi iscritti oltre 53mila partecipanti) che in presenza con l’organizzazione di eventi (oltre 6mila) e discussioni durante le plenarie. Un esperimento dapprima rimandato a causa della pandemia e successivamente partito un po’ in sordina e circondato da un certo scetticismo, ma che si può tutto sommato definire riuscito quanto a partecipazione dal basso e collaborazione della società civile all’elaborazione di una visione del tipo di Europa che i cittadini vorrebbero.
Si tratta ora di vedere se e come le proposte saranno riprese a livello istituzionale e dunque in che misura questo esercizio di partecipazione democratica avrà costituito un input per azioni concrete o addirittura un laboratorio per alcune riforme istituzionali.

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Fig. 1 – Il semestre di presidenza francese terminerà a fine giugno

LA SPINTA DEL PARLAMENTO, LA VARIABILE GUERRA, I RISCHI

La solenne cerimonia conclusiva del 9 maggio, coincidente con la Festa dell’Europa, ha celebrato i risultati della Conferenza: vedremo nei fatti che tipo di impegno seguirà, soprattutto dai Governi. Il Parlamento europeo ha già lanciato la proposta di una Convenzione per la riforma dei Trattati e votato per l’adozione di liste transnazionali per le prossime elezioni del 2024, spingendo dunque per un cambiamento sulla via della de-nazionalizzazione delle elezioni europee e per una maggiore partecipazione democratica che porti anche a una semplificazione della governance europea, dunque per un rafforzamento della capacità decisoria dell’Unione.
Si potrebbe dire, con un certo realismo cinico, che opportunamente l’ultima fase e la conclusione dei lavori della Conferenza hanno coinciso con l’invasione russa dell’Ucraina, in quanto questa variabile esterna può sicuramente rappresentare un trigger per alcune delle riforme: la guerra ha impresso accelerazioni prima inimmaginabili nelle dinamiche politiche europee e alcune delle proposte della Conferenza costituiscono assist molto tempestivi a riforme già auspicate da molti. Pensiamo ad esempio alla difesa comune, tra le misure incluse nella proposta 23 come strumento di una UE attore sulla scena mondiale nel garantire pace e sicurezza, o al rimpiazzo della regola dell’unanimità con le decisioni a maggioranza, previsto sia dalla proposta 21 in materia di politica estera e sicurezza comune che in generale come processo decisionale standard previsto dalla proposta 39.
Il rischio d’altro canto è che le conclusioni adottate vengano in qualche modo piegate a interessi di parte, o snaturate. Il rafforzamento della sicurezza energetica e l’obiettivo dell’indipendenza dalle forniture estere previsti dai punti 3 e 18, ad esempio, sono già all’ordine del giorno di molti Paesi, ma non è detto che vengano perseguiti nell’ottica del contrasto ai cambiamenti climatici e della transizione verde come auspicato dal documento finale della Conferenza. Così pure l’obiettivo della maggiore integrazione economica inclusa nella proposta 16 è sicuramente condiviso da alcuni Governi, ma lo sono anche le misure attraverso le quali raggiungerlo, tra cui il rafforzamento del bilancio comune con ulteriori risorse proprie, l’armonizzazione delle politiche fiscali, le politiche a garanzia della tutela dei posti di lavoro?
È significativo che una grande parte dei contributi e delle discussioni siano incardinate attorno a due grandi temi, la democrazia europea e il cambiamento climatico, che sono in contrasto (sebbene non sempre in maniera dichiarata) con le agende politiche di molti Governi europei. Ebbene, la variante della crisi bellica in corso interferisce appunto con entrambi i temi, si tratta ora per la politica di elaborare decisioni basate su analisi per quanto possibile oggettive. Il superamento dell’immobilismo politico dettato dall’attuale regola dell’unanimità per molte decisioni del Consiglio sarebbe sicuramente un passo avanti verso una compiuta democrazia effettiva (oltre che verso una maggiore rilevanza geopolitica dell’Europa), ma interessi e volontà dei dissenzienti vanno tutelati, in nome degli stessi principi democratici. L’indipendenza energetica dalla Russia (o da qualunque altro Paese terzo, soprattutto se politicamente instabile o non democratico) è un’esigenza di sicurezza e autonomia strategica, ma se è necessario e intelligente (oltre che “giusto” per l’ambiente) puntare sulla riconversione verde dell’economia europea nel medio-lungo periodo è anche vero che nell’immediato potrebbe essere inevitabile “diluire” l’ambizione green, facendo ricorso ancora a fonti fossili alternative. E così via.

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Fig. 2 – L’UE è chiamata a riformare la propria governance

GLI ESITI POSSIBILI

Una certezza è che il processo di cambiamento già intravisto nelle decisioni prese per contrastare gli effetti economici della pandemia continuerà. Probabilmente avremo un’accelerazione in alcuni settori (sicuramente indipendenza energetica, forse difesa comune se affiancata da almeno un embrione di vera politica estera comune) e il superamento di qualche tabù (come l’ulteriore ricorso alla mutualizzazione del debito sull’esempio di Next Generation EU e SURE o aumenti delle risorse proprie dell’Unione in ambito economico, oppure il via libera all’elezione di eurodeputati di altra nazionalità). Più problematico liberarsi del vero grande laccio al piede dell’Europa politica, ossia la regola dell’unanimità nella gestione del Consiglio e la preponderanza dell’organo intergovernativo rispetto a Commissione e Parlamento. Aspetto cruciale su cui potrebbero confrontarsi due schieramenti ugualmente potenti, con i Paesi fondatori perlopiù favorevoli ad una riforma dei Trattati e Paesi dell’Europa centro-orientale e nordici contrari. Il tutto dovendo contemporaneamente gestire modalità e tempi di accesso degli Stati già candidati (Albania, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, escludendo la Turchia salvo imprevedibili cambiamenti) e di quelli aspiranti (Ucraina a guerra terminata, Georgia, Moldavia); su questo, non è escluso che si raggiunga un accordo su una qualche forma di “allargamento” propedeutico all’adesione vera e propria, come la Confederazione europea proposta da Enrico Letta o la Comunità politica europea ventilata da Emmanuel Macron.
Il cantiere europeo delle riforme è in marcia. Se anche alcune delle quarantanove proposte saranno adottate, o anche solamente prese a “pretesto” per spingere soluzioni innovative e riformatrici, potremo dire che il lavoro della Conferenza sul futuro dell’Europa non sarà stato inutile.

Paolo Pellegrini

Photo by wpaczocha is licensed under CC BY-NC-SA

Paolo Pellegrini
Paolo Pellegrini

Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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