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mercoledì 17 Agosto 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La Tunisia torna autoritaria

In breve

  • Saied ha condotto la Tunisia al referendum costituzione del 25 luglio 2022 e a nuove elezioni parlamentari previste per dicembre.
  • La nuova Costituzione tunisina, redatta da un gruppo di esperti nominati da Saied, rimaneggiata da lui stesso e votata senza quorum, è stata approvata con circa il 95% di sì.
  • Gli scenari futuri e la situazione economica restano incerti, mentre Ennahda prova a sopravvivere nel panorama politico del Paese.

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In 3 sorsiLa Tunisia, dopo undici anni di transizione democratica e gravi crisi interne, torna autoritaria con un referendum costituzionale controverso che consegna la Terza Repubblica nelle mani di un super Presidente e in uno scenario futuro incerto.

1. IL CAMMINO VERSO IL REFERENDUM

Il 25 luglio 2021 il Presidente della Repubblica tunisina Kais Saied, tramite l’art. 80 della Costituzione che gli conferiva la facoltà di adottare misure eccezionali in caso di pericolo imminente per lo Stato, sospendeva il Parlamento, destituiva il Governo e assumeva i pieni poteri. La decisione sopravveniva dopo mesi di stallo politico e rimpasti dell’esecutivo che avevano impedito una risposta adeguata alla crisi sanitaria e portato il Paese sull’orlo del default. Ai tentennamenti iniziali dell’Unione Europea per quello che appariva come un golpe facevano seguito le pressioni da parte da parte di alcune Istituzioni europee affinché la Tunisia venisse restituita al più presto al proprio assetto istituzionale. In un tentativo di tranquillizzare l’Europa, dalla quale sarebbero a breve sopraggiunti vaccini e sostegno finanziario, facendo di Saied l’uomo della provvidenza, il Presidente nominava un Governo tecnico presieduto da Nejla Bouden, prima donna alla guida di un esecutivo nel mondo arabo. La scelta, percepita da molti come un’operazione di pinkwashing, veniva accompagnata dalla stesura di una roadmap che avrebbe condotto il Paese al referendum costituzione del 25 luglio 2022 e a nuove elezioni parlamentari, previste per il dicembre dello stesso anno.

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Fig. 1 – Sostenitori del Presidente Saied celebrano la vittoria del “sì” al referendum constituzionale. Tunisi, 26 luglio 2022

2. L’ULTRA-PRESIDENZIALISMO DI SAIED

La nuova Costituzione tunisina, redatta da un gruppo di esperti nominati da Saied, rimaneggiata da lui stesso e votata senza quorum, è stata approvata con circa il 95% di sì e un tasso di partecipazione attorno al 30,5% dovuto all’invito da parte delle principali forze di opposizione, riunite nel Fronte di Salvezza Nazionale, a boicottare il voto. La nuova Carta si caratterizza per l’accentramento dei poteri nelle mani del Presidente della Repubblica, che esercita il potere esecutivo assistito da un Primo Ministro da lui indicato che non necessita di fiducia parlamentare. Il Capo dello Stato avrà inoltre la facoltà di presentare leggi al Parlamento, scioglierlo in caso di “emergenza” e nominare i giudici. In sostanza il sistema rimane privo di ogni meccanismo di check and balances facendo di Saied un “ultra Presidente” inamovibile. Il Parlamento diverrà invece bicamerale con la nomina di una Camera rappresentativa delle regioni, scelta che potrebbe essere ricondotta alla volontà di Saied di indebolire i partiti. Scompare dall’art. 1 il riferimento all’Islam, ma all’art. 5 si legge che “la Tunisia fa parte della Umma islamica e lo Stato da solo deve lavorare per raggiungere gli obiettivi dell’Islam”. Molti si sono precipitati a decretare la fine dello Stato laico, ma la scelta in realtà potrebbe essere motivata dalla volontà di Saied di fare dell’Islam una prerogativa di Stato, limitandone l’utilizzo per fini politici da parte del partito islamista d’opposizione Ennahda. In altre parole si è voluto affermare come spetti allo Stato e non ai partiti il compito morale di promuovere i valori islamici.

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Fig. 2 – Un’immagine del Presidente Saied su un palazzo nella città di Kairouan, Tunisia

3. INCERTEZZE E SCENARI FUTURI

La presidenza di Kais Saied è stata scandita da un susseguirsi di crisi che si sono aggiunte a quella da Covid-19 e che aprono molte incognite sul futuro del Paese. Le proteste dello scorso inverno contro crisi e disoccupazione e quelle recenti contro il referendum si sono caratterizzate per un ritorno a violenza e arresti arbitrari da parte della polizia, facendo presagire una riproposizione dell’ancien régime. La guerra in Ucraina ha invece condotto a penuria di grano e quindi alla chiusura di molte attività commerciali, riportando a galla il tema dell’autosufficienza alimentare e della speculazione dei commercianti all’ingrosso che durante il periodo del Ramadan hanno deciso di trattenere generi alimentari di base, come riso e zucchero, portandone il prezzo alle stelle. Il tutto mentre il Governo si trova a negoziare nuovi aiuti con il FMI che impone l’abbandono dei sussidi sui generi alimentari. Aiuti o meno, inflazione, disoccupazione alle stelle e crisi del debito non escluderanno un possibile default. Dall’altra parte troviamo la stretta su Ennahda, che vede i propri membri prelevati e posti in stato d’arresto con varie accuse, portando a chiedersi se questo, che ha ormai da tempo abbandonato la veste di partito islamista per definirsi “partito civile a vocazione islamica”, parteciperà alle elezioni legislative di dicembre. Esclusa ogni probabilità di fuga e opposizione dall’estero, visto il divieto di abbandonare il Paese per il leader Ghannouchi, il suo recente ingresso nel Fronte di Salvezza Nazionale composto da forze secolariste e l’avversione di Saied per l’islamismo politico non escludono un ulteriore avvicinamento del partito a istanze ancor più moderate.

Pietropaolo Chianese

Immagine di copertina: “Place de la Kasbah” by D-Stanley is licensed under CC BY

Pietropaolo Chianese
Pietropaolo Chianese

Nato nel 1994, Livornese, ho studiato Relazioni Internazionali presso l’Università di Pisa e l’Università degli studi di Firenze. Durante i soggiorni di studio e ricerca all’Università NOVA di Lisbona e quella di Carthage a Tunisi ho potuto approfondire i miei interessi per le relazioni transatlantiche e il Nord Africa.

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