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domenica 17 Ottobre 2021

Il destino della transizione democratica in Tunisia

In breve

  • Il 25 luglio scorso il Presidente tunisino Kais Saied ha sospeso i lavori del Parlamento, con conseguente protesta da parte di alcuni partiti, soprattutto Ennahda.
  • Il 22 settembre il Presidente ha annunciato che avrebbe governato il Paese tramite decreti, accentrando ancora di più il potere alla Presidenza.
  • Il 29 settembre il Presidente Saied ha sorpreso nuovamente la scena politica tunisina e ha incaricato per la prima volta una donna, Nejla Bouden Romdhane, di formare un nuovo Governo.

 

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In 3 sorsi – A seguito della Rivoluzione dei gelsomini e delle Primavere Arabe la Tunisia è stata considerata come il vero esperimento democratico di successo nell’area MENA. Il cambio di rotta dello scorso luglio sembra sancire la fine della democrazia tunisina o un nuova pagina?

1. L’ANTEFATTO DI LUGLIO

Lo scorso 25 luglio il Presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, ha comunicato di aver fatto ciò che era in suo potere, nel rispetto della Costituzione, per “salvaguardare la Tunisia, lo Stato e il popolo tunisino”, decretando la sospensione dei lavori del Parlamento. Questa interruzione, nel sistema parlamentare misto della Tunisia, si è tradotto con la presa dell’intero potere esecutivo da parte del Presidente, al quale spettava in precedenza esclusivamente la giurisdizione in materia di relazioni diplomatiche e sicurezza interna dello Stato. La replica dei vari partiti non è mancata, inclusa quella di Ennahda, la prima formazione del Paese e d’ispirazione islamica, il quale ha subito etichettato la mossa dell’ex professore come un vero colpo di Stato. A due mesi da tale evento il Parlamento non ha ancora avuto la possibilità di riunirsi e riprendere la propria agenda, andando ben oltre i 30 giorni inizialmente annunciati da Kais Saied. Nel processo di transizione democratica il congelamento dei lavori del Parlamento non è sintomo fisiologico del processo di ancoramento.

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Fig. 1 – Dimostranti a supporto del Presidente Kais Saied il 3 ottobre 2021

2. LE PROTESTE

La decisione inziale di Saied aveva fatto storcere il naso sull’incostituzionalità a Stati Uniti e Unione Europea, critiche che il Presidente ha sempre negato assertivamente. Tuttavia il Presidente Saied, a seguito dell’ultima mossa, dovrà convincere un attore che non potrà trascurare così facilmente, ovvero il popolo tunisino. Il 22 settembre il Presidente ha annunciato, tramite un post su Facebook, che avrebbe governato il Paese tramite decreti presidenziali, accentrando ancora di più il potere su di sé. Il popolo tunisino, questa volta, non ha avuto più dubbi ed è sceso in piazza. Anche in questa occasione il leader del partito Ennahda, Rached Ghannouchi, ha denunciato il gesto come un inconfondibile attacco alla rivoluzione democratica dei gelsomini e alla Costituzione, invitando la gente a protestare. Nonostante gli appelli abbiano riscontrato il successo della popolazione, Ghannouchi ha visto un crollo all’interno del partito in uno dei momenti più delicati della giovane Repubblica tunisina, con 115 membri che hanno rassegnato le dimissioni accusandolo di non essere stato capace di formare in tempo una vera coalizione anti-Saied.

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Fig. 2 – Le proteste contro il Presidente Saied nella capitale tunisina il 26 settembre 2021

3. CHE NE SARÀ DELLA RIVOLUZIONE?

Il 29 settembre il Presidente Saied ha sorpreso nuovamente la scena politica tunisina con una mossa imprevedibile. Saied ha incaricato per la prima volta una donna, Nejla Bouden Romdhane, di formare un nuovo Governo, il quale non verrà approvato dal Parlamento ancora congelato. Nejla Bouden Romdhane si appresta a diventare la prima donna nel mondo arabo a ricoprire un tale ruolo istituzionale. La carta giocata da Saied sembra quella di rassicurare la popolazione tunisina e i partner internazionali della sua fedeltà ai valori e agli obiettivi della Rivoluzione dei gelsomini. Tuttavia gli interrogativi sulla democratizzazione permangono. Nonostante la recente nomina di Nejla Bouden, il Presidente Saied sembra essere intenzionato a riprendere la strategia iniziale, ovvero un ribilanciamento dell’assetto istituzionale con il rafforzamento sostanziale della Presidenza e il superamento dell’attuale legge elettorale, responsabile della polarizzazione e frammentazione dei partiti politici tunisini.
Di conseguenza il destino della transizione democratica tunisina sembrerebbe rimanere nelle mani del professore, l’unico attore che può agire incontrastato in vista dell’assenza degli altri organi dello Stato, un Parlamento e una Corte Costituzionale, quest’ultima non ancora istituita, sebbene prevista nella Carta. In conclusione la strada da percorrere per l’esperimento democratico tunisino è in salita, dal momento che una sola persona, e non la popolazione attraverso i propri rappresentanti, ha la capacità di plasmare in toto la vita politica del Paese.

Augusto Sisani

Immagine di copertina: “Tunisia-4538 – Courtyard” by archer10 (Dennis) is licensed under CC BY-SA

Augusto Sisani

Nato ad Assisi nel 1996 da padre italiano e madre neozelandese, sono cresciuto a Perugia e mi sono laureato attraverso un programma di doppia laurea magistrale in Relazioni Internazionali  presso la LUISS Guido Carli e Université Libre de Bruxelles. Durante i miei soggiorni accademici all’estero negli Stati Uniti, Regno Unito e Belgio ho maturato un forte interesse per il Medio Oriente e Nord Africa, con particolare attenzione per la Penisola Arabica e la storia moderna dell’Iran. In aggiunta, sono appassionato del ruolo della NATO nella sicurezza internazionale, avendo participato al ‘International Model NATO 2020’ a Washington D.C.

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