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lunedì 3 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’ombra di Teheran nella crisi politica in Iraq

In breve

  • Il 29 agosto Moqtada al-Sadr ha annunciato il suo ritiro dalla vita politica. Per molti, al-Sadr rappresentava una speranza per un Iraq più autonomo.
  • Il fallimento dei tentativi di formare un Governo e la perdita di sostegno di un importante esponente religioso sciita ha messo in crisi la credibilità di al-Sadr.
  • La crisi attuale rende l’Iraq più vulnerabile alle ingerenze straniere, soprattutto da parte dell’Iran.

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In 3 sorsi Moqtada al-Sadr, il leader del partito iracheno che ha conquistato più seggi alle scorse elezioni, ha annunciato il proprio ritiro dalla politica dopo mesi di tentativi falliti di formare un Governo, scatenando gravi disordini a Baghdad.

1. IL RITIRO DI AL-SADR

In Iraq sono esplose nuovamente le proteste. Il 29 agosto Moqtada al-Sadr ha annunciato il suo ritiro dalla vita politica. Al-Sadr è il leader del movimento politico che alle scorse elezioni ha ottenuto il maggior numero di preferenze, conquistando 73 seggi su 329. Dal voto ad oggi sono passati quasi 11 mesi senza un governo, un record negativo per l’Iraq. I risultati delle elezioni avevano scosso gli equilibri interni dell’Iraq, registrando una sconfitta importante per le fazioni politiche sciite filoiraniane, il Quadro di Coordinamento, e il successo della visione del movimento Sadrista, ostile all’ingerenza straniera, soprattutto da Teheran. Per molti al-Sadr rappresentava una speranza per un Iraq più autonomo, per quanto la scarsa affluenza ai seggi avesse testimoniato una disillusione generale nei confronti della politica. In seguito all’annuncio di al-Sadr i suoi seguaci hanno invaso la Zona Verde di Baghdad, un’area altamente sorvegliata della capitale dove si trovano le sedi istituzionali e molte ambasciate straniere, prendendo d’assalto il parlamento e il Palazzo Presidenziale. Gli scontri con la polizia hanno causato almeno quindici morti e molti feriti, e si sono conclusi solo in seguito a un ultimatum emesso dallo stesso al-Sadr.

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Fig. 1 – Un gruppo di manifestanti sadristi nuota nella piscina del Palazzo Presidenziale a Baghdad durante le proteste scaturite dall’annuncio del ritiro di Moqtada al-Sadr

2. LE RADICI DELLA SPACCATURA

Cosa ha spinto al-Sadr al ritiro dalla scena politica? Innanzitutto c’è il fallimento totale dei tentativi messi in atto dal movimento sadrista di trasformare la maggioranza relativa conquistata alle elezioni in una coalizione di governo politicamente sostenibile. Dopo svariati tentativi di formare un Governo, a giugno al-Sadr aveva ritirato i suoi deputati dal parlamento, denunciando la corruzione dei suoi avversari politici. La mossa aveva lasciato di fatto le redini al Quadro di Coordinamento. A luglio i seguaci del movimento sadrista hanno occupato il parlamento per impedire la nomina a primo ministro di un candidato filoiraniano. Nel clima già teso, è detonata come una bomba la notizia del ritiro della guida spirituale del movimento sadrista, l’Ayatollah Kazem al-Haeri, una figura di spicco del clero sciita. In una lettera contenente le ragioni del suo addio, al-Haeri ha criticato duramente al-Sadr, invitando i sadristi a voltare le spalle al leader e seguire invece la guida spirituale di Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran.

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Fig. 2 – Moqtada al-Sadr, il leader del movimento sadrista

3. LA ‘LONGA MANUS’ DI TEHERAN

Le dichiarazioni di al-Haeri sono deleterie per al-Sadr, la cui guida era legittimata religiosamente dal supporto dell’Ayatollah. Inoltre l’insinuazione che al-Sadr non sia della stessa statura morale dei suoi illustri parenti – il padre e il suocero erano entrambe figure di grande prestigio religioso e politico in Iraq che raggiunsero lo status di marjaʿ al-taqlīd, il più alto grado di autorevolezza dello sciismo duodecimano – contribuiscono a lederne la credibilità. Soprattutto, il fatto che al-Haeri abbia indicato Khamenei come guida da seguire per i suoi seguaci mette in crisi la politica critica dell’influenza iraniana promossa sinora da al-Sadr. Nel suo messaggio di addio, al-Sadr ha ipotizzato che al-Haeri, residente nella città santa di Qom, in Iran, sia stato costretto dall’establishment iraniano al ritiro e alla sua scomunica spirituale. È risaputo che fin dall’annuncio dei risultati delle elezioni, l’Iran abbia cercato di creare una coalizione di governo ad esso favorevole, e che Teheran non ha intenzione di perdere la propria influenza in Iraq. La mossa di al-Haeri è vista da alcuni analisti come il tassello più recente del quadro strategico iraniano. In ogni caso, molti hanno messo in dubbio che per al-Sadr si tratterà veramente di un addio definitivo, non trattandosi della prima volta che il leader sciita divulga annunci simili. È certo però che il fragile equilibrio politico in Iraq, soprattutto all’indomani dello spargimento di sangue nella Zona Verde, più che mai minaccia di infrangersi.

Allegra Wirmer

Immagine di copertina: Photo by ErikaWittlieb is licensed under CC BY-NC-SA

Allegra Wirmer
Allegra Wirmer

Classe 1998, ho studiato diritto europeo e relazioni internazionali vivendo in Italia, Germania, Olanda e Stati Uniti. Mi interesso di Medio Oriente e di post-colonialismo. Nel tempo libero mi piace viaggiare, andare al cinema, girare mercatini dell’usato e raccogliere aneddoti inutili da raccontare davanti ad un caffè.

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