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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

USA, le midterm consegnano un’anatra zoppa, ma felice

In breve

  • I democratici sono andati meglio del previsto, nonostante la bassa popolarità di Biden e l’inflazione
  • I repubblicani conquistano la Camera, anche se con un margine minore delle attese. Si attendono due anni difficili per l’agenda dell’Amministrazione
  • La riconferma di De Santis è una delle poche soddisfazioni per il GOP, anche se non per Trump http://gty.im/1198477830 http://gty.im/1244624568 http://gty.im/1244627893 http://gty.im/1244627893 http://gty.im/1424336339

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Analisi – Il Presidente Biden e i democratici ottengono un risultato superiore alle attese. Riflettiamo qui sulle cause del risultato e le prospettive dei prossimi due anni. Mentre dalla Florida sorge un nuovo astro per il Partito Repubblicano. Trump è avvisato.

I DEMOCRATICI TENGONO: LE RAGIONI DI UNA SORPRESA

Le elezioni midterm dell’8 novembre hanno portato a un risultato in parte sorprendente rispetto alle aspettative. È vero, per sommi capi i sondaggi ci hanno azzeccato: Camera ai repubblicani e Senato in bilico. Anatra zoppa, quindi, ovvero lo scenario in cui il Presidente si trova primo di maggioranza in Congresso. Ma è un’anatra che può sorridere, visto che i risultati sono stati migliori delle attese: non c’è stata un’onda rossa, piuttosto “un’increspatura”, come definito dall’Economist. Da una prospettiva storica, è abituale che il Presidente perda seggi al Campidoglio. Le midterm sono fatte apposta per fornire un controllo maggiore sulla Presidenza, dando agli elettori la possibilità di giudicarla già dopo due anni di mandato. Nelle 19 midterm dal dopoguerra, il Presidente ha infatti perso seggi alla Camera 17 volte e al Senato 13. Solo Presidenti in momenti di eccezionale popolarità sono riusciti a guadagnare seggi, ovvero Clinton nel 1998 a causa di un’economia in forte crescita e Bush per il post Torri gemelle. Questa tornata non fa eccezione, ma i repubblicani hanno vinto meno seggi del previsto, ottenendo una maggioranza più piccola alla Camera, dove sembravano in netto vantaggio, e rimanendo sotto in Senato (questo era più in linea con le aspettative, anche se gli ultimi sondaggi erano più incoraggianti per il GOP). La sorpresa sorge anche perché Biden ha un tasso di popolarità basso, 41,5%, persino minore di quello di Trump (già storicamente impopolare) allo stesso momento del mandato. Un secondo motivo di sorpresa viene dal fatto che il tema dell’economia, solitamente prioritario nelle scelte di voto, non è stato così fondamentale, nonostante la galoppante inflazione (c’è ad esempio una forte correlazione inversa tra costo della benzina e popolarità della Casa Bianca). Sebbene il fenomeno dipenda anche da fattori esogeni, la forte spesa pubblica e misure di welfare (le tre manovre principali hanno mobilitato 3.800 miliardi di spesa) di questi due anni hanno contributo a “surriscaldare” l’economia, anche se l’occupazione e i salari rimangono in crescita. Il tema dell’aborto si è invece rivelato più importante del previsto per le scelte elettorali, costituendo priorità per il 76% dei democratici. La sentenza che ha cassato la Roe v. Wade ha dato infatti una spinta alla partecipazione elettorale dei progressisti e si è rivelata elettoralmente svantaggiosa per i repubblicani.

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Fig. 1 – Nonostante i problemi dati dall’inflazione, questa volta l’economia non è stata una leva elettorale così importante

I PROSSIMI DUE ANNI

Di qui al 2024 ci si può attendere ciò che è accaduto spesso con un Congresso diviso. Sarà difficile per l’Amministrazione far approvare importanti proposte legislative, visto che qualsiasi compromesso tra i partiti appare sempre più improbabile. In ogni caso, come menzionato, Biden si era “portato avanti”, attuando i punti principali del suo programma economico fintanto che aveva una maggioranza. Potrebbero anzi tornare gli “shutdown”, ovvero la sospensione delle attività governative a causa del mancato accordo per finanziarli. Presto cominceranno i difficili negoziati per alzare il tetto del debito, manovra necessaria per i massicci programmi di spesa di Biden. Alla Camera i repubblicani potrebbero poi aumentare la pressione sulla Casa Bianca avviando indagini sull’Amministrazione. Oneri e onori attendono quindi Kevin McCarthy, il probabile nuovo Speaker della Camera, che potrebbe soffrire la pressione dei repubblicani più estremisti. Mantenendo il Senato, invece, il Presidente Biden non avrà troppe difficoltà nelle nomine dei giudici federali, aspetto importante per attuare l’agenda dell’Amministrazione, in particolare nei punti più liberal. Margine di bipartisanship può invece rimanere nell’approccio con la Cina, visto che entrambi i partiti supportano misure che contrastino Pechino sul piano commerciale e tecnologico.

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fig. 2 – La vittoria di John Fetterman in Pennsylvania è probabilmente il risultato più importante per il Senato

LA PARTITA DEI DEMOCRATICI

Con risultato annunciato sabato in Nevada, i democratici manterranno il Senato per i prossimi due anni. In caso di vittoria al ballottaggio in Georgia, arriveranno addirittura a 51 seggi, cosa che ridurrebbe la centralità dei Senatori Sinema e Manchin, due democratici moderati critici di eccessivi aumenti di spesa pubblica e tassazione. Altrimenti, si continuerà con uno scenario di 50-50, che renderà decisivo il voto di qualsiasi Senatore, insieme a quello della Vicepresidente Harris. Quattro stati erano i terreni di scontro decisivi per il Senato, a cominciare dalla Pennsylvania. Il democratico Fetterman ha battuto Mehmet Oz (che sarebbe stato il primo Senatore musulmano), medico e controverso personaggio televisivo che era stato appoggiato da Trump. Il repubblicano Mastriano, che aveva contestato i risultati delle elezioni 2020, ha perso la corsa a Governatore. La Pennsylvania si è rivelata dunque più liberal del previsto, dopo che Trump aveva aumentato il consenso per i repubblicani nelle ultime due elezioni presidenziali. In Arizona, l’ex astronauta Kelly si è riconfermato contro Masters, anche lui election denial. E’ uno stato di grande importanza, storicamente conservatore, ma vinto da Biden nel 2020, anche a causa dell’aumento delle minoranze. In Nevada la democratica Cortez Masto ha superato di poco il repubblicano Laxalt, in quello che era ritenuto il seggio più difficile da riconfermare per i democratici, mentre Joe Lombardo, repubblicano trumpiano, ha vinto la corsa per Governatore. La Georgia ha visto il testa a testa tra il pastore Warnock, democratico, e l’ex quarterback Walker, repubblicano dal passato controverso. Le regole dello stato prevedono un ballottaggio il 6 dicembre, siccome nessuno dei due ha ottenuto più del 50% dei voti. Si prevede un’altra gara sul filo, dove sarà decisiva l’affluenza, in un territorio storicamente repubblicano ora diventato contendibile. Ma c’è uno stato che ora non appare più swing, questa volta a favore dei repubblicani. La Florida.

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Fig. 3 – Ron De Santis con la popolare moglie Casey

NEL GOP C’È ANCHE CHI PUÒ SORRIDERE

Ron De Santis si è riconfermato Governatore della Florida con il più grande margine da 40 anni, espugnando anche roccaforti di sinistra come Miami. Sarà questo il suo trampolino di lancio verso delle presidenziali del 2024? Lo scontento principale è proprio Trump, che vede sorgere uno sfidante alla nomination. I due personaggi hanno in realtà posizioni simili e hanno spesso cooperato in passato. Anche De Santis appartiene alla destra del partito, si è opposto ai lockdown nella gestione della pandemia e si è reso protagonista nelle culture wars, tema chiave per la base del partito ma, se declinato in chiave meno estrema, può coinvolgere anche l’elettorato moderato. De Santis potrebbe però ottenere un appoggio più trasversale perché interpreta un “populismo più disciplinato” ed è visto come più capace di portare avanti proposte politiche, vista anche l’esperienza da Governatore. 
Su uno sguardo più ampio, la vittoria di De Santis conferma i progressi fatti dai repubblicani con l’elettorato ispanico. Le cause sono diverse. Da un lato l’errore dei democratici di aver trascurato questo gruppo, dando il loro voto per scontato, mentre allo stesso tempo i repubblicani aumentavano la loro attenzione e la presenza sul territorio. Ma soprattutto, con il passare del tempo gli ispanici si sono avvicinati sempre di più alla classe media bianca, cambiando anche le loro preferenze elettorali (guardando meno ad esempio al tema dell’immigrazione e più alla libertà economica). Ci sono poi dinamiche tipicamente legate alla Florida dietro ai progressi del GOP. Questo stato infatti ospita un’importante comunità cubana e venezuelana, fatta di persone che hanno lasciato Paesi con autoritarismi comunisti che vedono di malocchio lo spostamento a sinistra del partito democratico. Nonostante il GOP stia perdendo terreno in generale, aver “blindato” la Florida è da considerarsi un successo, visto che rappresenta il terzo stato più popoloso.
Veniamo dunque a Trump, il vero scontento di questa tornata. Senza dubbio il Tycoon mantiene una presa importante sul partito e si conferma in grado di mobilitare la base conservatrice. Tuttavia, buona parte dei candidati da lui appoggiati, spesso election denial, sono stati sconfitti. Si dimostra allora che i candidati trumpiani performano bene nelle primarie, riuscendo spesso a ottenere la nomination, ma faticano poi nelle elezioni generali rispetto a repubblicani “classici”. Per il GOP è quindi il momento di fare attente valutazioni. Trump è più liability o asset?

Antonio Pilati

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Antonio Pilati
Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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