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    Le prossime elezioni europee: alcuni elementi per orientarsi

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    In 3 SorsiIniziamo oggi una serie di articoli speciali in preparazione delle elezioni del Parlamento Europeo del 2019, che saranno cruciali per il futuro dell’Europa. Come funzionano e perché sono così rilevanti? 

    1. LA COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

    Tra il 23 e il 26 maggio 2019 tutti i cittadini dei Paesi dell’UE, a eccezione dell’uscente Regno Unito, saranno chiamati a votare per l’elezione dei loro rappresentanti al Parlamento Europeo. Come stabilito dai Trattati, i membri del Parlamento Europeo saranno eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto, per un mandato di cinque anni (art. 14 Trattato sull’Unione Europea). La rappresentanza dei cittadini di ciascuno Stato membro all’interno del Parlamento è garantita in modo proporzionale, ma decrescente, una soluzione di compromesso tra proporzionalità e uguaglianza introdotta dal Trattato di Lisbona. Secondo questo metodo il numero di seggi per Paese è stabilito tenendo conto del criterio demografico, ma facendo in modo che ai Paesi meno popolosi siano allocati proporzionalmente più seggi rispetto a quelli più popolosi. Secondo quanto approvato dal Consiglio Europeo a giugno 2018, la prossima legislatura sarà composta da 705 deputati, a fronte dei 751 attuali. All’Italia saranno assegnati 76 seggi, 3 in più rispetto alla scorsa legislatura, derivanti dalla redistribuzione di un certo numero di seggi attualmente allocati al Regno Unito.

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    Fig. 1 – Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo

    2. ALCUNE NORME COMUNI, AMPIA DISCREZIONALITÀ

    Ad oggi non esiste una “legge elettorale uniforme” valida in tutti i Paesi dell’UE. Tuttavia, nel corso degli anni, l’Unione si è dotata di alcune importanti norme comuni che, a livello nazionale, vincolano la procedura elettorale del Parlamento Europeo (Decisione del Consiglio 76/787, emendata dalla Decisione 2002/772, ulteriormente modificata a luglio dalla Decisione 2018/994). Tra gli aspetti più rilevanti, queste decisioni stabiliscono che i membri del Parlamento Europeo siano eletti secondo il metodo proporzionale e definiscono alcune incompatibilità con la carica di parlamentare europeo. In particolare la carica non è compatibile con quella di parlamentare nazionale, membro di un Governo o di altre Istituzioni dell’UE. Inoltre vengono stabilite alcune modalità elettorali, come ad esempio il fatto che le elezioni si debbano svolgere, in tutti gli Stati membri, tra il giovedì e la domenica di una settimana prefissata. Tuttavia sono molteplici gli aspetti lasciati alla discrezione dei singoli Paesi, come la determinazione delle soglie, l’eventuale suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni e la possibilità di esprimere preferenze. In Italia la legge prevede che i seggi siano spartiti tra le liste che superano la soglia del 4% a livello nazionale, che il territorio sia diviso in cinque circoscrizioni e che gli elettori possano esprimere fino a tre preferenze.

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    Fig. 2 – In vista delle elezioni europee, Matteo Salvini e Marine Le Pen hanno annunciato il “Fronte della Libertà” a Roma, l’8 ottobre 2018 

    3. L’IMPORTANZA DELLE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE

    Le elezioni del Parlamento Europeo sono dal 1979, anno delle prime consultazioni europee, il massimo momento di espressione democratica a livello continentale. La rilevanza di questo appuntamento è inoltre significativamente cresciuta nel corso degli anni, in proporzione all’aumento dei poteri del Parlamento Europeo e, in particolare, dalla sua conquista del ruolo di colegislatore, a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009. Le elezioni dell’anno prossimo, però, assumono ancora più importanza a causa del contesto politico in cui ci troviamo. Una situazione in cui il confronto non è tra diverse idee politiche per il futuro dell’Europa unita, ma tra chi sostiene l’idea stessa di integrazione europea e chi invece vede nell’Unione un nemico e una minaccia per la sovranità nazionale. Un confronto-scontro tra un fronte europeista, che fa fatica a unire le sue voci, raccontare una realtà complessa e avanzare proposte, e quello sovranista, che si mostra più capace di tessere alleanze transnazionali, fornire un’interpretazione della realtà e unire l’elettorato contro nemici comuni.

    Sara Verduci

    Sara Verduci
    Sara Verduci

    Nata nel 1992, mi sono laureata in Relazioni Internazionali e Politiche Europee all’Università Cattolica di Milano con una tesi sul Regolamento di Dublino III. Ho svolto parte dei miei studi in Germania, Belgio e Svizzera. Dopo la laurea magistrale ho lavorato alla Sezione Diritti Umani della Delegazione dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite a Ginevra, e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni a Roma. Parlo inglese, francese e tedesco e ho una conoscenza di base di spagnolo. Dedico il mio tempo libero a coltivare affetti e amicizie, viaggiare, leggere e stare all’aria aperta.

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