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Ciad, prove di democrazia fallita – Speciale Sudan

Speciale Sahel Una fallimentare transizione democratica ha aggravato le già precarie condizioni del Ciad, da anni piagato da una crescente carestia e dalla presenza del terrorismo di Boko Haram ai confini del lago Ciad. Quale sarà il futuro di uno Stato chiave per l’Africa subsahariana?

L’articolo è parte di uno speciale sul Sahel a cura del desk Africa subsahariana.

1. IL GOLPE E LE PROTESTE PACIFICHE

Sono state violentemente represse le proteste antigovernative che lo scorso ottobre hanno infiammato le due più grandi città del Ciad, N’Djamena e Moundou. Proteste scaturite dalla mancata volontà di dare il via a un processo di democratizzazione del Paese, come promesso dal Presidente ad interim Mahamat ibn Idriss Déby Itno. L’attuale Presidente Itno aveva assunto arbitrariamente il comando a seguito della scomparsa, in circostanze sospette, di suo padre, Idriss Déby Itno, alla guida del Paese dal 1990. Alla morte di Déby, il figlio Itno aveva preso il potere, assicurando al popolo che avrebbe garantito elezioni democratiche entro 18 mesi dal cambio al vertice. Tuttavia, Itno non ha mantenuto la parola data e ha, invece, deciso di indire un forum nazionale e di posticipare le elezioni al 2024, lasciando di fatto il potere ai militari per altri due anni.

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Fig. 1 – Mahamat ibn Idriss Déby Itno, Presidente ad interim del ciad

2. LA SITUAZIONEA ATTUALE TRA CARESTIA E INSTABILITÀ

Il precario equilibro del Ciad è, al momento attuale, messo ancora più a dura prova dalla recente guerra in Sudan, che ha scatenato un enorme flusso di migrazioni. Le recenti stime delle Nazioni Unite indicano che il numero di rifugiati sudanesi si aggira intorno alle 100mila persone, cifre che potrebbero facilmente aumentare nel corso delle prossime settimane. La guerra sudanese ha inoltre bloccato il commercio transfrontaliero, incrementando vertiginosamente i prezzi alimentari, un elemento critico per un Paese con alti livelli di carestia. A questa situazione si aggiunge il fatto che il Ciad si appresta a entrare contemporaneamente nella stagione magra tra i raccolti e l’incombente stagione delle piogge. La situazione del Ciad è ulteriormente aggravata da altri elementi da tenere in considerazione, uno tra i quali il crescente rischio terrorismo. Il bacino del lago Ciad è, infatti, una zona caratterizzata dalla presenza dei terroristi legati al gruppo Boko Haram e dello Stato Islamico.

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Fig. 2 – Militari ciadiani alla parata per il Giorno dell’Indipendenza, l’11 agost0 2023

3. LE PROSPETTIVE FUTURE E L’INCOGNITA DEMOCRAZIA

Le incognite sul futuro del Ciad sono molteplici: dal perdurare di un potere autoritario e autocratico, che potrebbe continuare a impedire lo svolgimento di elezioni libere e regolari, alla crescita costante dei livelli di carestia, aggravati dalla recente crisi sudanese. Una delle poche certezze è che il Ciad risulta essere un alleato di rilievo e “una diga al terrorismo”, come sottolineato nel febbraio 2021 dal Presidente francese Macron durante un vertice tra i i Paesi del G-5 Sahel e la Francia. Riuscirà, quindi, il Ciad a favorire una transizione democratica e a riconfermarsi come Stato chiave nella regione o continuerà ad utilizzare la violenza come strumento di potere?

Veronica Bari

Gli articoli dello speciale sul Sahel a cura del desk Africa subsahariana:

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • Lo scorso ottobre il Ciad era stato investito da un’ondata di proteste antigovernative, represse con estrema violenza.
  • La stabilità ciadiana è messa a dura prova da un potere accentratore, dai cambiamenti climatici e dal rischio terrorismo.
  • Il futuro del Ciad si presenta incerto, molti sono infatti gli elementi che potrebbero contribuire a far perdurare l’instabilità anche nei prossimi anni.

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Veronica Bari
Veronica Bari

Classe 1996, metà sangue veneto e metà friulano. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Diplomazia e Cooperazione Internazionale decido di prendere il volo e di trasferirmi a Bruxelles, dove attualmente vivo e lavoro. Sono appassionata di politica internazionale, in particolare della regione mediorientale ed africana, nonché di lingue straniere. Ho studiato in Francia, presso Sciences Po Lille, e parlo correntemente italiano, inglese e francese. Nel tempo libero studio arabo e serbo, pratico yoga e leggo tanti libri.

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