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Bolivia: il Presidente Luis Arce è stato espulso dal partito MAS

In 3 sorsi – A meno di un anno dalle elezioni presidenziali in Bolivia, il partito di Governo MAS, il più influente e popolare nel Paese, non riesce a designare un leader da candidare. Al contrario, espelle l’attuale Presidente boliviano Luis Arce, si scinde e rischia di scomparire.  

1. UN PARTITO, DUE FAZIONI

Il Movimento al Socialismo (MAS) in Bolivia è il partito che dal 1997 rappresenta tutti coloro che nel Paese abbracciano i valori socialisti. Un pilastro che però non riesce più a conservare una propria identità e che ora è diviso in due fazioni: gli “evistas” guidati dall’ex Presidente indigeno Evo Morales e gli “arcistas” capitanati dall’attuale Presidente ed ex ministro dell’economia Luis Arce. Per comprendere le origini del conflitto bisogna partire dal risultato delle elezioni presidenziali del maggio 2020, vinte dallo stesso Arce in parte grazie al sostegno e alla nomina dell’ex Presidente: un traguardo per il partito, che dopo un anno di Governo conservatore sotto la guida di Jeanine Añez ritorna al potere con un’apertura al dialogo verso Cina, Cuba e Venezuela e con un’attenzione verso i progetti di statalizzazione. Ciò nonostante, Luis Arce rende subito nota la propria volontà di differenziarsi dal precedente Governo socialista. La nuova impronta di partito si concretizza già dal 2021, quando l’attuale Presidente rifiuta le pressioni di Morales per sostituire alcuni ministri. Si crea così la spaccatura all’interno del Movimento, estesa poi anche al Parlamento: Arce, infatti, perde il sostegno di un’ala del proprio stesso partito, che finisce per agire come l’opposizione e ostacolare le leggi proposte dal Governo. L’esecutivo entra in crisi.

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Fig. 1 – Evo Morales al Congresso di Villa Tunari

2. VERSO LA SCISSIONE

Nell’ultimo anno sono due gli episodi significativi che hanno incendiato gli animi all’interno del partito fino ad un punto di non ritorno. Il primo, l’accusa mossa da Morales verso Arce di aver organizzato l’autogolpe dello scorso giugno per acquisire visibilità. Il secondo, la legge promulgata dal Governo, e non voluta da Morales, per sospendere le elezioni primarie presidenziali a favore di quelle giudiziarie previste per dicembre 2024. La crepa diventa rottura quando durante il congresso nazionale del partito dello scorso 4 settembre la fazione degli “evistas” avanza la proposta di escludere l’attuale Presidente Arce e il suo vice David Choquehuanca. Tradimento al popolo, conversione al neocapitalismo e alleanza con la CIA sono le ragioni che convincono la sponda sinistra del MAS a ufficializzare l’espulsione dal partito. “È finita la pazienza” tuona Morales minacciando una mobilitazione nazionale. Odio e violenza “solo per ambizioni elettorali” risponde Arce, minacciando di indire un referendum contro la rielezione di Morales. Intanto il capo del Governo resta effettivamente espulso, essendo Morales l’unico Presidente del partito. Ma c’è un altro nodo che rende l’impasse difficile da sciogliere: adesso che sono state annullate le primarie, spetta ai singoli partiti concordare il proprio candidato da presentare alle elezioni. Riuscirà il Movimento, diviso in due fazioni che spingono in direzioni opposte, a raggiungere un compromesso?

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Fig. 2 – Luis Arce a Palacio Quemado

3. IL PARTITO RISCHIA DI SCIOGLIERSI

Al momento ogni fazione ha dato un proprio nome: Evo Morales per gli “evistas”, inabilitato a candidarsi per più di una volta, e Grover García per gli “arcistas”, non riconosciuto dall’organismo elettorale. Per tali ragioni, entrambe le nomine non sono state ufficializzate dal Tribunale Costituzionale Plurinazionale, che attualmente ne valuta la validità. Anche qualora si concordasse un nome, il MAS non potrebbe concorrere alle elezioni se non rispetta tre requisiti: redigere un documento aggiornato con tutti gli iscritti al partito (circa un milione), attualizzare il proprio statuto in conformità della Legge delle Organizzazioni Politiche e rinnovare il proprio Consiglio direttivo. Il termine ultimo per presentare la documentazione è il prossimo 20 dicembre, scadenza prorogata per la sesta volta. In caso contrario, il più grande partito socialista del Paese perderà la propria personalità giuridica, favorendo i candidati a impronta neoliberale pronti a negoziare con gli Stati Uniti, questi ultimi interessati alle riserve di litio boliviane.

Marzia Siano

Día del Estado Plurinacional de Bolivia” by Asamblea Legislativa Plurinacional is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Per le elezioni presidenziali in Bolivia del 2025 ogni partito deve designare un candidato, ma la principale forza politica del Paese, MAS, è divisa in due fazioni, ha espulso l’attuale Presidente Luis Arce e non riesce a raggiungere l’unanimità su un nome.
  • Se lo storico partito socialista non rispetterà alcuni requisiti non sarà abilitato a partecipare alle elezioni e lascerà spazio ai movimenti neoliberali nel Paese.

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Marzia Siano
Marzia Siano

Nata tra le braccia del golfo di Napoli. Approdata in Messico per un exchange year. Volata in erasmus per studiare “periodismo” all’Università di Siviglia. E laureata a Bologna in scienze politiche. Ora preferisco viaggiare con la mente grazie a un libro tra le mani. La mia routine mattutina? Sorseggiare una tazza di caffè cocente mentre leggo le notizie del giorno. Non vivo senza caffè, sono attratta dalla geopolitica e la scrittura è una mia necessità: sono nel posto giusto.

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