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"L'imparzialità è un sogno, la probità è un dovere"

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Acqua, energia e industria: nuove mappe della scarsitĂ 

Il contesto geopolitico attuale mette la UE di fronte a problematiche enormi, riguardo soprattutto a cibo ed energia. L’unica scelta che non ci possiamo permettere è l’immobilismo, che è quella che rischia di vincere. Ecco perché siamo ad un bivio piuttosto pericoloso.

Le sfide per l’Europa

L’UE deve contrastare il pericolo ad est e una nuova normalità a ovest, difendersi dall’aggressività cinese e trovare un proprio modo di supplire alle mancanze, in primis quella energetica. I dazi di Trump non sono l’unico dossier da affrontare per il Vecchio Continente; configurano un problema soprattutto per l’export ma non hanno prodotto scarsità di derrate. L’energia, invece, è un tema trasversale che interseca anche il cibo, si scontra con la severa normativa ambientale di cui ci siamo dotati e ci impone (forse) una posizione chiara nei confronti di Putin. La dipendenza energetica dalle fonti fossili a sua volta si nutre della difficoltà, soprattutto finanziaria, di applicare le norme del Green Deal e rallenta pericolosamente la transizione ecologica, fino a metterla in dubbio.

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L’aumento dei prezzi

Dalla pandemia, il prezzo degli alimenti in Europa non ha smesso di crescere. Alimentarsi oggi costa il 25% in più rispetto al 2019. La carenza di grano, mais e panelli di girasole (l’Ucraina era uno dei principali produttori mondiali) ha messo in difficoltà la zootecnia da carne, facendo impennare il prezzo. L’inflazione alimentare influenza quella generale e ha un impatto significativo su famiglie e consumatori, i quali potrebbero essere costretti a rivedere criteri e flussi di scelta ed innescare pericolose spirali deflattive, andando a pregiudicare la domanda aggregata di beni, con conseguenze nel medio periodo su livelli occupazionali, crescita del PIL e stabilità dei prezzi. Per Bruxelles (e anche per Francoforte) è arrivato il momento delle decisioni strategiche, nel momento in cui l’Unione è politicamente alla sua massima debolezza grazie al protrarsi del consenso per le forze euroscettiche.

Cibo ed energia, binomio indissolubile

I temi del cibo e dell’energia sono interdipendenti. Prima dell’invasione dell’Ucraina, la Russia forniva alla UE il 30% di tutti i fertilizzanti, a base di azoto e non. I fertilizzanti russi sono economici, abbondanti e vicini. L’Unione Europea ha tentato di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, ma è tuttora rimasta vincolata ai suoi fertilizzanti, la cui convenienza e disponibilitĂ  rendono difficoltoso il distacco nonostante tariffe, pressioni politiche e tensioni economiche interne. I fertilizzanti russi sono prodotti dal gas naturale, e rendono la sicurezza alimentare dell’Europa dipendente dalle forniture dal nemico. L’aumento delle tariffe dell’UE, per rendere i fertilizzanti russi non competitivi, potrebbe non funzionare. L’Europa, dunque, cerca di porre fine alle importazioni di gas, ma non riesca a fare a meno di continuare ad importare un prodotto realizzato con il gas. 

I fertilizzanti sono una voce di costo significativa, il 15-30% del totale per i produttori e sono in crescita, mentre i prezzi dei cereali e dei prodotti agricoli sono diminuiti, con un andamento inversamente proporzionale. La dinamica ha scatenato le proteste dei produttori europei, manifestata occupando vie e piazze con i trattori, a Bruxelles come a Strasburgo, i quali vedono i loro margini di sostenibilità economica aziendale assottigliarsi sempre più per via dei crescenti costi di produzione e del ridotto potere d’acquisto delle famiglie, e rischia di minare la pace sociale e la sicurezza alimentare. Obiettivo che nessuno intende raggiungere.

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Trade-off per l’Unione Europea

Incrementare la produzione interna di fertilizzanti

  • Probabilmente gli impianti europei forniscono ora la metĂ  del fabbisogno, ma all’orizzonte non si intravede la volontĂ  politica di sostenere una maggiore produzione europea, anche a causa delle costose norme ambientali dell’UE. Valutare un alleggerimento del contesto normativo, ora che Washington è uscita da ogni protocollo internazionale, permetterebbe di mettere mano alla questione e di non lasciare la UE come unica paladina della sostenibilitĂ , con tutti i costi, e la relativa posizione di debolezza, che tutto ciò comporta. 
  • Si perde: la UE perderebbe due decenni di sforzi verso la transizione ecologica. I Paesi piĂą avanti da questo punto di vista (i Paesi del nord e la Germania) ci rimetterebbero ingenti quantitĂ  di capitale senza recuperare gli investimenti sostenuti. 
  • Si guadagna: ci guadagnerebbe chi è piĂą indietro su questo percorso ed ha una maggiore necessitĂ  di composti azotati. Italia e Francia potrebbero avere un miglioramento della competitivitĂ  nella produzione di generi alimentari. 

Aumentare l’import

  • L’Egitto e l’Algeria esportano fertilizzanti a base di azoto, il Marocco quelli a base di fosforo ma si tratta di Paesi tutti piĂą costosi della Russia: le restrizioni all’acquisto di gas naturale russo hanno lasciato il paese con un surplus di questa materia prima da convertire in fertilizzante, facendo scendere i prezzi.
  • Si perde: i produttori europei vedrebbero un’impennata dei costi, con conseguente processo inflattivo e probabili proteste di piazza. 
  • Si guadagna: nessuno in particolare ne gioverebbe, se non  i grandissimi produttori e chi pratica allevamento intensivo (zootecnia da carne).

Un chicco in piĂą – La posizione dell’Italia


I ritardi italiani
L’Italia non ha una strategia energetica strutturata ed è indietro nella transizione ecologica. Ciò costituisce un ostacolo all’emancipazione dal gas russo.

Garantire la sicurezza degli approvvigionamenti
All’Italia conviene portare avanti una politica di alleanze ed accordi bilaterali di fornitura, per abbassare il prezzo ed avere certezza degli approvvigionamenti.

Innovazione e sperimentazione
La tecnologia ha sviluppato modalità produttive diverse per il cibo del futuro, se ne parlava già ad Expo2015. L’Italia non ha mai valutato da un punto di vista dell’impatto nutrizionale e finanziario i nuovi cibi, le proteine animali alternative (insetti); potrebbe essere una leva per l’immediato futuro.


Gli autori

Andrea Martire

Andrea Martire è giornalista e viaggiatore. Background in relazioni internazionali, lunga collaborazione con Il Caffé Geopolitico (già coordinatore desk America Latina e desk Ambiente), è Responsabile Comunicazione di un’organizzazione di rappresentanza nazionale in ambito agricolo e coniuga la passione per i viaggi con lo studio e l’analisi del contesto internazionale.

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