La visita di Papa Leone in Africa

In 3 SorsiPapa Leone XIV ha visitato l’Africa tra il 13 e il 23 aprile, scegliendo il continente come destinazione del suo primo viaggio apostolico.

1. LE TAPPE DEL VIAGGIO

Il viaggio è iniziato in Algeria il 13 aprile. Primo Papa a visitare il Paese, Leone si è innanzitutto recato al Monumento dei Martiri, dedicato alla memoria della guerra di liberazione. In seguito ha visitato la Grande Moschea e la Basilica di Notre-Dame-d’Afrique. Il giorno seguente si è recato ad Annaba, l’antica Ippona, sede vescovile di Sant’Agostino. Durante la seconda tappa, in Camerun, il Pontefice ha toccato le due principali città del Paese, Yaoundé e Douala, ma si è recato anche a Bamenda, capoluogo del Nord-Ovest ed epicentro delle spinte secessioniste della popolazione anglofona.
Il Papa ha proseguito il viaggio verso l’Angola, recandosi a Luanda, poi al Santuario di Muxima, importante luogo di pellegrinaggio e antico snodo della tratta degli schiavi, e infine a Saurimo, nell’entroterra diamantifero angolano. Il viaggio si è concluso in Guinea Equatoriale, dove Leone ha ricevuto forse l’accoglienza più calorosa: gli è stato intitolato il campus dell’Universidad Nacional di Malabo e ha inaugurato una scuola intitolata al suo predecessore, Francesco, a Mongomo. Apice della tappa è stata la visita del Pontefice al carcere di Bata, accolto da una coreografia dei detenuti.

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Fig. 1 – Papa Leone XIV atterra a Bamenda, Camerun, 16 aprile 2026

2. LE RAGIONI DELLA SCELTA

La scelta dell’Africa come destinazione segnala l’importanza del continente per la Chiesa, visto il gran numero di fedeli e il potenziale di crescita demografica. Le stesse tappe mostrano obiettivi al di là del proselitismo, disegnando idealmente una mappa – oltre che delle principali lingue – delle sfide che il continente affronta e indicando l’interesse della Chiesa per dialogo interreligioso, impegno per la pace e temi sociali, come redistribuzione della ricchezza, lotta alla predazione neocoloniale e neopatrimoniale delle risorse, ruolo dei giovani e delle donne. Da notare anche la dimensione più propriamente diplomatica: in ogni tappa il primo incontro è stato con i rispettivi capi di Stato.
In Algeria, dove vivono solo poche migliaia di cattolici, la visita del Papa è stata incentrata sul dialogo interreligioso, in un Paese in cui, durante l’insorgenza islamista degli anni Novanta, sono stati uccisi alcuni sacerdoti e monaci, e nel quale il cristianesimo non ha status giuridico. Negli altri tre Paesi visitati la presenza della Chiesa è invece regolata da accordi bilaterali. In Camerun il viaggio del Papa si è concentrato sulla pace nelle regioni occidentali, da un decennio teatro di una guerra “a bassa intensità” tra gli indipendentisti dell’Ambazonia e l’esercito nazionale.
Pace e riconciliazione sono state al centro anche della visita in Angola, dove ancora pesano le ferite della lunga guerra civile, ma l’attenzione del Pontefice si è rivolta alla questione delle risorse e della loro gestione, della quale ha denunciato il carattere profondamente iniquo. Infine, in Guinea, Leone ha ribadito l’appello a una più giusta ripartizione della ricchezza. Il Papa ha esortato l’élite a non chiudersi al rinnovamento, in particolare quello che proviene dai giovani: una velata critica ai sistemi politici bloccati o familistici che da decenni governano questi Paesi.

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Fig. 2 – Cerimonia di commiato a Papa Leone XIV all’areoporto di Luanda, Angola, 21 aprile 2026

3. LA PROSPETTIVA AFRICANA

Il viaggio di Leone XIV ha toccato quattro Stati che, quantomeno, non possono essere considerati “democratici” in senso liberale, anche se con i dovuti distinguo. Mentre in Angola e Algeria vige un sistema formalmente multipartitico, seppur dominato rispettivamente dal MPLA e dal FLN, e si svolgono elezioni più o meno regolari, Camerun e Guinea sono governati da dittatori ottuagenari che consentono solo un multipartitismo di facciata ed elezioni farsa. In merito alla questione, Leone ha precisato che il viaggio aveva lo scopo principale di annunciare il messaggio cristiano e visitare i popoli. Tuttavia, la presenza del Papa ha fornito alle dirigenze di questi Paesi un prezioso guadagno d’immagine, testimoniato dalla cura nel preparare l’evento. Proviamo quindi a leggere il viaggio dalla prospettiva africana.
L’Algeria è isolata nel contesto regionale e ha perso quasi del tutto la centralità diplomatica di un tempo. La visita è stata quindi un’occasione per riproporsi come mediatore nel Mediterraneo e in Africa, presentandosi come crocevia culturale grazie anche al recupero della figura di Sant’Agostino in quanto “algerino”, e per legittimare la leadership politica all’interno, in un Paese attraversato da diverse fratture e in cui è ancora fresco il ricordo delle proteste del 2019. Va segnalato che nel primo giorno della visita c’è stato un attentato suicida a Blida, non lontano da Algeri, su cui però si sa poco, visto l’impegno delle Autorità nel silenziare la notizia per timore di un danno d’immagine. Infine, all’incontro con il corpo diplomatico il papa ha stretto la mano al rappresentante della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi, la cui causa sta rapidamente perdendo sostenitori.
In Camerun, la presenza del Papa è stata abilmente sfruttata per dare un’immagine di stabilità, essenziale mentre il regime affronta la crisi di legittimità seguita alla contestata rielezione del Presidente Paul Biya a ottobre 2025 e cerca di assicurare la successione dell’anziano dittatore introducendo la carica di Vicepresidente, che potrebbe essere assegnata al figlio. Inoltre, la presenza di Leone a Bamenda ha prodotto un immediato dividendo politico grazie a un temporaneo cessate-il-fuoco dichiarato dai secessionisti anglofoni. Anche l’Angola ha appena attraversato un periodo di forti proteste popolari, scoppiate nel luglio 2025 e duramente represse. La visita del Papa e la sua denuncia contro corruzione e sfruttamento delle risorse è stata presentata come un’implicita legittimazione della retorica “riformista” del Presidente João Lourenço.
In Guinea infine, nonostante i messaggi velatamente critici del Papa, la dirigenza è riuscita a trasformare l’evento in una vetrina di normalizzazione, convertendo abilmente persino il gesto di forte impatto simbolico della visita papale al famigerato carcere di Bata in un’esibizione della volontà umanitaria del regime. Un regime che, nonostante lo stile di vita opulento dei suoi esponenti (ad esempio il figlio maggiore del Presidente Teodoro Obiang Nguema, Teodorín), avrebbe finanziato le spese dell’evento trattenendo quote del salario dei dipendenti pubblici e chiedendo donazioni “volontarie” alla popolazione.
Tuttavia, oltre a fornire una vetrina per i regimi, l’arrivo del Papa ha attirato l’interesse internazionale (forse anche grazie alle intemperanze verbali di Donald Trump), offrendo seppur indirettamente un raro spazio mediatico al continente africano, ancor più raro perché l’immagine restituita è stata quella di popoli in festa, non solo di guerra e povertà.

Giovanni Tosi

Pope Leo XIV Inauguration Mass In St. Peter’s Square” di Catholic Church England and Wales, CC BY-NC-ND 2.0

Indice

Perchè è importante

  • Papa Leone XIV ha scelto l’Africa per il suo primo viaggio apostolico, toccando Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, partecipando a incontri religiosi e politici e portando un messaggio di dialogo, pace e denuncia delle disuguaglianze.
  • Il viaggio ha avuto un forte significato simbolico e politico. I regimi hanno usato la visita per legittimarsi, ma la presenza del Papa ha acceso i riflettori sull’Africa, mostrandone i popoli in festa e confermando il Continente come futuro baricentro della Chiesa.

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Chi lo ha scritto

Giovanni Tosi
Giovanni Tosi

Classe 1998. Ho conseguito, presso l’Università degli Studi di Milano, una laurea triennale in Filosofia e una magistrale in Storia, con una tesi sulla Cina e la Responsibility to Protect. I miei principali interessi di analisi riguardano la politica estera dei Paesi afro-asiatici, l’evoluzione storico-politica delle Organizzazioni internazionali e il processo di transizione sistemica innescato dall’ascesa dei Paesi emergenti. Per il resto, mi piace leggere, suonare e camminare in montagna.

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