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    Libano e Iraq: la crisi nella crisi

    In breve

    In breve

    • Il settarismo, inteso come strumentalizzazione dell’identità religiosa, contribuisce a far comprendere le complesse dinamiche sociopolitiche del Medio Oriente.
    • Nella crisi sistemica scatenata dall’arrivo del coronavirus, le retoriche settarie si rafforzano e rischiano di esacerbare tensioni preesistenti.
    • In realtà dominate dal clientelismo confessionale come l’Iraq e il Libano, la crisi legata al coronavirus comporta una battuta d’arresto per le contestazioni popolari che negli ultimi mesi hanno cercato di minare il sistema politico settario.
    • Tra crisi economica, politica ed emergenza sanitaria, il futuro dei due Paesi è più che mai incerto, e le divisioni settarie potrebbero portare al collasso.

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    Analisi – L’emergenza sanitaria legata alla pandemia giunge in Libano e Iraq in una situazione già estremamente fragile, caratterizzata da difficoltà economiche e da una profonda crisi di legittimità politica. In questo quadro le forze settarie si consolidano, sfruttando la precarietà del momento per rafforzare la propria autorità e i propri network clientelistici, rischiando di esacerbare le tensioni preesistenti.

    COMPRENDERE IL SETTARISMO

    Uno dei termini più ricorrenti nelle analisi sulla regione mediorientale è settarismo, utilizzato per indicare un attaccamento alla propria comunità etnica o religiosa tanto radicato e forte da portare all’identificazione del nemico in chiunque non ne faccia parte, un Altro estraneo alla comunità stessa. In questa prospettiva, ad esempio, l’instabilità sistemica in Medio Oriente viene letta spesso come la naturale conseguenza del secolare conflitto tra sciiti e sunniti per l’affermazione delle rispettive comunità, suggerendo l’immagine di una regione ancora attraversata da conflitti puramente etnici e religiosi. Una lettura di questo tipo comporta una comprensione parziale non solo di cosa sia il settarismo, ma anche delle dinamiche politiche e sociali che caratterizzano una regione complessa.
    Il fenomeno del settarismo deve essere invece interpretato come il risultato di una serie di pressioni interne ed esterne che, strumentalizzando l’eterogeneità etnica e religiosa presente in Medio Oriente, hanno trasformato tale diversità in motivo di conflitto. In questo senso la retorica settaria, intesa come strumentalizzazione di una precisa identità, può essere definita anche come uno strumento politico che agisce su due livelli: da una parte può rafforzare quelle strutture gerarchiche statali fondate sul clientelismo confessionale, mentre dall’altra consolida i gruppi parastatali e i network che fungono da autorità ove lo stato fallisce. Questo processo di politicizzazione dell’identità religiosa ed etnica acuisce le tensioni nella regione, e considerando che il fenomeno settario sembra riemergere con più vigore in risposta a una minaccia alle risorse o alla sicurezza generale, la pandemia di coronavirus riporta l’attenzione sulle fragilità e i rischi connessi a queste dinamiche di tensione.

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    Fig. 1 – Fedele sciita durante una manifestazione in ricordo dell’ayatollah Khomeini, Teheran febbraio 2019

    LA CRISI NELLA CRISI

    Per diversi Paesi della regione lo shock della pandemia potrebbe essere un colpo fatale. La maggior parte degli Stati non ha le risorse finanziarie e le strutture adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria che rischia di aggravare, in Paesi colpiti da conflitti come la Siria, la Libia e lo Yemen, una situazione umanitaria già estremamente fragile. A essa si aggiunge la crisi economica, connessa al rallentamento dei mercati e al collasso dei prezzi del petrolio, che, sommata alle criticità legate ai disordini sociali nella regione, potrebbe portare a conseguenze devastanti. E proprio in un momento in cui la presenza di uno Stato solido risulta essere essenziale per affrontare e gestire i rischi legati ai contagi, la crisi di legittimità della classe dirigente, messa in luce dalle proteste riaccesesi negli ultimi mesi, compromette profondamente la risposta governativa alla crisi.
    Il coronavirus ha fatto emergere la fragilità di una élite politica incapace di fornire alla popolazione servizi adeguati, e ha al contempo svelato la capacità dei network settari di assolvere a questo compito e l’efficacia della retorica che essi veicolano. I militanti di IS, ad esempio, sfruttano il disordine in Iraq e Siria creato dal ritiro delle truppe della coalizione anti-IS per riaffermare la propria autorità, sottolineando il dovere del musulmano di combattere gli “apostati” che hanno contribuito a diffondere il virus. Ancora, in altri Paesi della regione, come l’Arabia Saudita, la pandemia ha contribuito a rafforzare una retorica settaria in chiave anti-sciita. Le implicazioni sociali e politiche del Coronavirus potrebbero pertanto alterare un equilibro già estremamente fragile, soprattutto in contesti caratterizzati da frammentazione etnica e religiosa e da difficoltà economiche e sociali preesistenti, fornendo ai gruppi settari nuove opportunità per affermare la propria autorità. È questo il caso dell’Iraq e del Libano, due Paesi dove il Coronavirus potrebbe esacerbare le esistenti tensioni settarie in un momento in cui la collaborazione è fondamentale.

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    Fig. 2 – Proteste in Libano, Beirut maggio 2020

    DINAMICHE SETTARIE NELL’EMERGENZA SANITARIA: LIBANO E IRAQ

    Le tensioni settarie che caratterizzano le dinamiche sociopolitiche di entrambi i Paesi contribuiscono a complicare ulteriormente il quadro dell’epidemia, che potrebbe costituire una crisi nella crisi e una battuta d’arresto per i risultati ottenuti negli ultimi mesi dalle manifestazioni. La sfiducia nella classe politica e la drammatica recessione economica hanno portato infatti, sia in Libano che in Iraq, a un’ondata di proteste antigovernative che manifestavano una coscienza collettiva desiderosa di superare le divisioni settarie, alla base del sistema clientelistico confessionale vigente. L’epidemia mette sicuramente in luce le fragilità di strutture politiche clientelistiche che faticano ad assistere la popolazione, corrodendone ulteriormente la credibilità. Tuttavia, i gruppi settari che beneficiano di questo sistema, e talvolta ne fanno parte, potrebbero uscire ulteriormente rafforzati da questa situazione critica.
    Il “sedicente” Governo tecnocratico libanese, che poco prima dello scoppio della pandemia aveva dichiarato bancarotta, potrebbe vedere in questa fase un’opportunità per frenare le proteste e posticipare la formulazione di un nuovo patto sociale che minerebbe inevitabilmente il sistema clientelare di cui beneficiano i gruppi settari. D’altra parte, l’incapacità dello Stato di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più impoverita rischia di rafforzare quelle forze parastatali che, sempre in una dimensione fidelizzante, contribuiscono a sopperire alle mancanze dell’autorità statale. È questo il caso di Hezbollah, che, seppur in un clima di forti critiche, sta acquisendo crescente legittimità grazie al supporto attivo che fornisce alla popolazione. Situazione analoga va profilandosi in Iraq, dove l’instabilità politica degli ultimi mesi si somma alla recente crisi finanziaria legata al crollo del prezzo del petrolio, dal quale dipendono più del 90% delle risorse statali . La pandemia necessiterebbe di una risposta governativa forte e univoca, ma le forze settarie che le ultime proteste combattevano sembrano beneficiare di questa crisi sistemica, sfruttando l’assenza dello Stato per riaffermare la propria legittimità in un’ottica di divisione del territorio secondo comunità etniche e religiose. In questo senso, mentre le forze sciite si riavvicinano all’Iran, i leader sunniti discutono della creazione di uno stato autonomo e i curdi, scettici delle promesse fatte dall’autorità centrale, perseguono il loro progetto di indipendenza.

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    Fig. 3 – Proteste anti-governative a Baghdad, marzo 2020

    UN FUTURO INCERTO NELLA FASE POST-CORONAVIRUS

    Il futuro di Libano e Iraq è ora più che mai incerto, ma la situazione critica preesistente sommata allo scoppio del Coronavirus sembra preannunciare una crisi ben più profonda di quelle affrontate negli ultimi anni. A complicare ulteriormente il quadro, il settarismo rischia di minare profondamente la coesione sociale che le contestazioni popolari degli ultimi mesi stavano alimentando. Le retoriche settarie sono strumentali a quei gruppi che, in una situazione di crisi di legittimità del potere centrale, tentano di promuovere una visione settaria dell’autorità, contribuendo a consolidare un sistema politico basato su queste divisioni, come nel caso di Libano e Iraq. Ciononostante, sebbene con l’aggravarsi dell’epidemia queste tensioni sembrino acuirsi, è necessario ricordare che le rivolte popolari hanno gettato le fondamenta per la nascita di una coscienza comune che vuole superare tali divisioni etniche e religiose, lasciando sperare che, seppur nello scenario drammatico che seguirà la pandemia, la popolazione irachena e libanese saprà cercare una risposta comune.

    Claudia Annovi

    Immagine di copertina: Photo by ErikaWittlieb is licensed under CC BY-NC-SA.

    claudia annovi
    claudia annovi

    Nata nel 1995 a Modena, mi sono appassionata al mondo arabo grazie a viaggi, libri e racconti dei miei genitori. Ho studiato a Ca’ Foscari Lingue, Culture e Società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea, studiando all’estero in Iran e in Tunisia. Gli studi mi hanno poi portata a Torino, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali (MENA Politics), trascorrendo sei mesi all’università INALCO di Parigi. I miei interessi di ricerca vertono sull’Islam politico e i processi di transizione democratica nei paesi arabi.
    Il miglior modo per iniziare bene la mattina: un caffè, un buon libro e un passaporto in mano!

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