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mercoledì 27 Ottobre 2021

Kuwait, il mediatore del Golfo

In breve

  • Nelle elezioni di dicembre 2020, 24 seggi dell’Assemblea Nazionale su 50 sono stati assegnati a esponenti di formazioni di opposizione.
  • Covid-19 e calo dei prezzi del petrolio hanno avuto un forte impatto sul sistema economico, rendendo necessari tagli alla spesa pubblica con un aumento del deficit e del debito pubblico.
  • Il Kuwait ha svolto un importante ruolo di mediazione in alcuni dei principali dossier mediorientali, seguendo una linea politica non sempre allineata a Riyadh.

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In 3 sorsi –  Il piccolo Emirato del Kuwait, attivo sui principali dossier regionali, conduce un’azione politica in parte autonoma dall’Arabia Saudita. Il calo dei prezzi del greggio e delle entrate petrolifere, insieme agli effetti della pandemia, mettono alla prova la sua tradizionale stabilità economica.

1. LE ELEZIONI DEL 2020 E IL QUADRO POLITICO

Le elezioni del dicembre 2020, le prime dall’insediamento del nuovo Emiro Shaykh Nawaf Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah dopo la morte del fratellastro Shaykh Sabah al-Ahmad Al-Sabah, hanno visto la rielezione di soli 19 membri dell’Assemblea Nazionale rispetto alle consultazioni del 2016. Su 50 seggi disponibili per il rinnovo dell’organo parlamentare unicamerale eletto ogni quattro anni, 24 sono stati attribuiti a esponenti di opposizione o vicini a essa. Nonostante la presenza di 29 candidate donne, l’esito delle urne ha visto eletti i soli candidati uomini. Nel panorama del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) il Kuwait è un esempio di maggiore apertura a forme di organizzazione politico-elettorale, avendo adottato un sistema parlamentare dal 1962. I partiti politici sono vietati, come nel resto del GCC, ma sono consentite le associazioni politiche e la maggior parte dei candidati si presenta come indipendente. Il potere rimane concentrato nella famiglia reale Al-Sabah e l’Emiro sceglie il Primo Ministro e 15 cariche ministeriali su 16. A metà gennaio 2021 tutti i ministri hanno rassegnato le proprie dimissioni a causa di divergenze con il legislativo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana il Vice Primo Ministro ha motivato la decisione «alla luce degli attuali sviluppi riguardanti il rapporto tra l’Assemblea Nazionale e il Governo». Il conflitto tra esecutivo e legislativo ha caratterizzato la scena politica, provocando frequenti scioglimenti del Parlamento e rimpasti di Governo: nel periodo 2012-2016 si sono tenute quattro tornate elettorali e solo la legislatura 2016-2020 ha completato il proprio mandato quadriennale. A pochi giorni dalla crisi il premier uscente Sheikh Sabah al-Khalid al-Sabah è stato comunque riconfermato con l’incarico di formare un nuovo esecutivo.

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Fig. 1 – L’Emiro Sheikh Nawaf Al-Ahmad Al-Sabah presiede la prima sessione parlamentare dopo le elezioni, Kuwait City, 15 dicembre 2020

2. ECONOMIA: PETROLIO E COVID-19

Con quasi 190mila casi di Covid-19 stimati alla fine di febbraio su una popolazione di circa 4,3 milioni di abitanti, la pandemia ha avuto un impatto importante sul sistema economico. Le misure di lockdown, insieme al calo dei prezzi del petrolio e delle entrate petrolifere che garantiscono l’88% del gettito statale, hanno reso necessaria l’adozione di tagli alla spesa pubblica. Pur continuando a essere una nazione ad alto reddito, l’aumento del debito pubblico, la crisi di liquidità e l’aggravarsi delle criticità strutturali dell’economia hanno indotto le agenzie Fitch, Moody’s e S&P a declassare il rating del Kuwait per la prima volta. La necessità di contenimento del deficit di bilancio ha spinto le Autorità a manifestare l’esigenza di scambiare i propri migliori assets (tra cui la Kuwait Finance House, la società di telecomunicazioni Zain, la Kuwait Petroleum Corp.) con liquidità attingendo ai propri fondi sovrani, ideati anche con la finalità di salvaguardare il benessere del Paese in un’era post-petrolifera. La possibilità di utilizzare tali risorse rende però necessaria l’autorizzazione del Parlamento che, a differenza di altre Monarchie del Golfo, ha bloccato anche le proposte di ottenere prestiti sul mercato internazionale per sanare il disavanzo. Il ministro delle Finanze, Barrak Al-Sheetan, ha evidenziato che presto il Governo potrebbe non essere più in grado di pagare gli stipendi pubblici: in un Paese in cui circa il 90% dei cittadini è impiegato in questo settore, ciò potrebbe essere fonte di instabilità. La lotta alla corruzione e la crescente insofferenza dei cittadini kuwaitiani (circa il 30% della popolazione) verso i residenti stranieri (gli expatriates, quasi il 70%, in maggioranza asiatici) sono gli altri temi centrali dello scenario socio-economico.

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Fig. 2 – Traders kuwaitiani alla Borsa di Kuwait City, 8 marzo 2018

3. I RAPPORTI REGIONALI

L’Emiro Shaykh Sabah al-Ahmad Al-Sabah, deceduto nel settembre 2020, ha svolto un ruolo diplomatico di rilievo in alcuni dei principali dossier mediorientali: nell’ambito dell’operazione Desert Storm, che condusse alla liberazione del Kuwait dopo l’occupazione da parte irachena nel 1990, nel conflitto Iran-Iraq, nel quadro post-11 Settembre, nelle cosiddette Primavere Arabe del 2011. All’interno del GCC il Kuwait, insieme all’Oman, si è distinto per le proprie politiche regionali non sempre in linea con le decisioni dell’egemone Arabia Saudita. La sua mediazione è l’unica riconosciuta nella crisi che ha visto contrapposti dal 2017 il Qatar da un lato e Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein dall’altro; ha inoltre ospitato i colloqui ONU per lo Yemen (2016) e organizzato una conferenza per la ricostruzione dell’Iraq (2018). Con una popolazione composta per il 30% da sciiti, ha pragmaticamente evitato un rapporto conflittuale con l’Iran, sostenendo il dialogo e agendo da mediatore con gli altri membri del GCC. In contrasto con l’attuale trend di progressivo avvicinamento a Tel Aviv da parte dei vicini (EAU, Bahrein), la politica estera di Shaykh Sabah e del nuovo Emiro Shaykh Nawaf può sintetizzarsi con l’affermazione riportata dal quotidiano al-Qabas, secondo cui «il Kuwait sarà l’ultimo Paese e normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele».

Violetta Orban

Immagine di copertina: Photo by Hans is licensed under CC BY-NC-SA

Violetta Orban
Violetta Orban

Romana, classe 1987, sono laureata con lode in Relazioni Internazionali all’Università Roma Tre con una tesi dal titolo “Le transizioni politiche in Medio Oriente. Siria, Libano e Yemen in prospettiva comparata”. Nella stessa università ho conseguito con lode la laurea triennale in Scienze Politiche con una tesi su “Sistema internazionale e processi di democratizzazione in Medio Oriente: i casi di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti”. Appassionata di affari internazionali, ho ottenuto il diploma di Esperto in Cerimoniale e Protocollo nazionale ed internazionale dalla SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale), in seguito al quale ho svolto un tirocinio presso l’Ufficio III del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2013 ho seguito il Master in Istituzioni e Politiche Spaziali della SIOI che mi ha portato a lavorare nel settore aerospaziale, prima in Telespazio, con uno stage in area Strategy & Marketing, e attualmente in  Airbus Italia (ex Space Engineering), dove sono Marketing & Communication Specialist. Da Ottobre 2020 sono socio di AIAIG – Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica.

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