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mercoledì 20 Ottobre 2021

Somalia, il secondo Paese più fragile al mondo

In breve

  • Come confermato dal Fragile State Index, la Somalia rimane uno dei Paesi più fragili a livello globale.
  • La crisi sanitaria dovuta alla pandemia è aggravata da quella politica, rendendo ancora più vulnerabile la popolazione somala.
  • Tra i 10 Paesi più fragili al mondo, 7 sono africani, a dimostrazione delle profonde crisi che affliggono il Continente.

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In 3 Sorsi – Le conseguenze della pandemia di Covid-19, delle difficoltà politiche e della crisi umanitaria spiegano il secondo posto della Somalia nella classifica mondiale degli Stati fragili.

1. L’IMPATTO DELLA PANDEMIA IN SOMALIA

Secondo il Fragile State Index, che classifica 178 Paesi in base a indicatori che analizzano le fragilità sociali e politiche, la Somalia è il secondo Paese più fragile al mondo. Il piazzamento non si presenta come una sorpresa, in quanto negli ultimi dieci anni Mogadiscio ha sempre occupato le posizioni più alte della classifica. Nonostante ciò è indubbio che la Covid-19 abbia contribuito a mantenere lo Stato ai vertici del ranking mondiale.
Quando la pandemia ha raggiunto la Somalia, già di per sé con uno dei sistemi sanitari più deboli al mondo, il Paese si trovava ad affrontare una crisi dovuta a pesanti alluvioni e a un’invasione di locuste senza precedenti, che ha costretto più di un milione di persone a lasciare le proprie case. La risposta del Governo alla pandemia è stata oggetto di non poche polemiche. Secondo alcune stime su una popolazione di più di 15 milioni, sono stati effettuati solo 156mila test, rendendo i dati circa la diffusione della Covid-19 nel Paese decisamente poco attendibili. La crisi sanitaria è stata aggravata dalla crisi politica che ha travolto la Somalia a causa del ritardo nell’indire quelle che sarebbero state le prime elezioni popolari dopo diversi anni di attesa. Molte sono le accuse mosse all’attuale Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, accusato di voler rimanere al potere tramite un’estensione del proprio mandato ed evitando che il popolo somalo possa esprimere il proprio volere alle urne.

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Fig. 1 – Il reparto Covid-19 dell’ospedale Martini di Mogadiscio nel luglio 2020

2. UNA FRAGILITÀ DI LUNGA DATA

La pandemia ha senza dubbio aggravato la situazione del Paese, ma la fragilità di Mogadiscio è di lunga data. Colpita da una violenta guerra civile scoppiata nel 1991 per mettere fine alla dittatura di Siad Barre, la Somalia ha visto il conflitto tramutarsi in violenza cronica, aggravata nell’ultimo decennio dall’affermazione del movimento estremistico al-Shabaab. Il Governo di Mogadiscio è debole e la sua autorità è sostanzialmente ristretta alla capitale, con al-Shabaab che controlla grandi porzioni di territorio. Il conflitto sul campo si è mescolato a quello politico in un Paese che fatica a mantenere principi democratici e che è costantemente minacciato da spinte centrifughe, come dimostrano le vicende del Somaliland e della provincia del Puntland.  
La preesistente fragilità somala rende la risposta alla pandemia di Covid-19 e alla crisi umanitaria ancora più complessa. Ad oggi ci sono circa 2,6 milioni di rifugiati interni in Somalia, costretti a lasciare le loro case a causa di crisi climatiche, come siccità e inondazioni, e conflitti. In conseguenza dell’odierna emergenza siccità, 380mila ulteriori persone potrebbero essere costrette a fuggire, mettendo a rischio anche la sicurezza alimentare del Paese. In totale sono circa sei milioni i somali che necessitano di assistenza umanitaria, un aumento di 700mila rispetto al 2020.

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Fig. 2 – Il Presidente somalo Mohamed Abdullahi, detto Farmaajo, riceve il vaccino AstraZeneca, nel marzo 2021

3. NON SOLO SOMALIA: LA VULNERABILITÀ DI UN CONTINENTE

A un anno dall’inizio della pandemia il Fragile State Index non presenta grandi sorprese per quanto riguarda l’Africa. Infatti nella top 10 della classifica mondiale ci sono sette Stati africani: oltre alla Somalia, troviamo Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Ciad, Sudan e Zimbabwe.
La presenza di numerosi Paesi subsahariani dimostra le profonde vulnerabilità politiche e sociali del continente. Se l’Etiopia ha subito un netto peggioramento a causa del conflitto scoppiato a novembre 2020 nella regione dei Tigray, alcuni miglioramenti sono visibili in Stati che sono riusciti a ridurre la propria fragilità, quali Gabon e Gambia. Il 2021 sarà un anno chiave per comprendere le risposte che i Governi del continente nero sapranno dare alle crisi che lo affliggono, pandemia compresa.

Alessia Rossinotti

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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