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Polarizzazione e disinformazione: la tenuta democratica come tenuta strategica

Una delle sfide maggiori che l’UE deve affrontare in questo periodo è sicuramente quella della disinformazione, perseguita dalla Russia e altri attori ostili. A essa si lega poi il problema della crescente polarizzazione politica interna al blocco. Per Bruxelles risulta fondamentale conciliare le necessità di difesa con la tutela dei processi democratici, tra potenziali rischi e criticità.

Disinformazione, polarizzazione e il futuro dell’UE

Il tema disinformazione domina il dibattito europeo con sempre maggiore urgenza. La Russia e altri attori ostili sfruttano infatti lo spazio dell’informazione, soprattutto quella digitale, per accentuare le divisioni interne all’UE e cercare di influenzare i principali eventi elettorali del blocco. Grazie anche all’Intelligenza Artificiale (IA), il binomio disinformazione-polarizzazione è una minaccia crescente per la sopravvivenza dell’UE e delle sue istituzioni democratiche. Senza un’adeguata strategia di prevenzione e contenimento, infatti, Bruxelles rischia di vedere la propria legittimità politica messa in discussione sia a livello internazionale che da parte delle opinioni pubbliche dei vari Paesi membri. Alla lunga ciò potrebbe risultare in una crisi fatale per la stessa Unione nello scenario più estremo.

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Il caso X

Lo scontro con X degli ultimi anni illustra perfettamente alcuni problemi chiave della lotta dell’UE contro la disinformazione. Sulla base del Digital Services Act (DSA) del 2022 Bruxelles ha rilevato parecchie criticità nella piattaforma di Elon Musk, compreso l’uso discutibile della spunta blu come segno di attendibilità di un account. La questione è diventata fonte di intense polemiche politiche, soprattutto dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Influenzata anche da Musk, Washington ha attaccato ripetutamente il DSA, accusandolo di “censura” e di prendere ingiustamente di mira le aziende statunitensi. La notizia della recente multa europea a X per mancanza di trasparenza è stata poi accolta con aperta ostilità dal Vicepresidente Vance e altri esponenti dell’Amministrazione.  La vicenda dimostra come il tentativo di Bruxelles di contrastare la disinformazione sulle piattaforme online comporti seri rischi politici. Esso contribuisce infatti alla crisi dei rapporti con gli Stati Uniti e si presta a facili manipolazioni politiche che accentuano la polarizzazione interna al blocco. Il governo ungherese di Viktor Orbán e diversi partiti di estrema destra hanno infatti promesso di sostenere Musk nella sua lotta contro la “censura” europea.

Un bersaglio difficile da centrare

Alcuni critici hanno evidenziato la scarsa efficacia della strategia anti-disinformazione dell’UE. Human Rights Watch, per esempio, ha rilevato il mancato intervento contro la promozione di contenuti da parte degli algoritmi basata sullo sfruttamento dei dati degli utenti ottenuti tramite violazioni della privacy. Si tratta di una promozione che privilegia contenuti sensazionalistici, alimentando la polarizzazione politica europea. Allo stesso tempo le piattaforme online si sono sovente lamentate per la scarsa chiarezza delle regole imposte da Bruxelles. Questi problemi sorgono in parte da una inadeguata comprensione del fenomeno disinformazione e del suo rapporto con la polarizzazione. Come rilevato in uno studio del 2023, disinformazione e polarizzazione sono tendenze complesse e in costante evoluzione. Ne consegue quindi che la disinformazione produce sì polarizzazione, ma in gradi diversi a seconda sia di chi la conduce che del tipo di pubblico che la riceve. A ciò si aggiunge poi l’impatto degli interventi dei Governi per contrastarla, che spesso finisce per accentuare le dinamiche di polarizzazione giĂ  in atto. Tale complessitĂ  significa quindi che non esiste una soluzione “semplice” al problema e che Governi e Istituzioni devono adottare sistemi sfaccettati e flessibili per contrastare il nesso disinformazione-polarizzazione. 

L’UE sembra comunque aver intrapreso la strada giusta, puntando su un sistema equilibrato basato su interventi regolatori e educazione mediatica. Tuttavia si tratta di una strategia che richiede tempo per dare risultati e che accentua la vulnerabilità di Bruxelles nel frammentato contesto geopolitico attuale.

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Trade-off per l’Unione Europea

  • L’UE può continuare a premere sulle piattaforme online perchĂ© rispettino le sue regole anti-disinformazione. Questo può contenere maggiormente le campagne disinformative, ma accresce il conflitto con Washington e può essere usato da Governi o forze politiche di estrema destra per incrementare la polarizzazione interna al blocco.
  • L’UE può adottare una strategia anti-disinformazione piĂą mirata e attenta alla complessitĂ . Tale strategia sarebbe piĂą efficace, ma richiederebbe tempi lunghi e potrebbe perciò accrescere la sfiducia dell’opinione pubblica verso le istituzioni UE.  Allo stesso tempo tale scelta rischia di essere interpretata come debolezza dalla Russia e altri attori ostili, incoraggiando le loro operazioni di disinformazione.
  • L’UE può limitarsi a mantenere le misure attuali senza ulteriori interventi. Questo richiede pochi costi politici nell’immediato, ma verrebbe comunque sfruttato da attori ostili per aumentare le campagne disinformative. Rischia anche di perdere di vista gli sviluppi tecnologici legati all’IA, che potrebbero rendere presto obsolete le norme implementate.

Un chicco in piĂą – La posizione dell’Italia


L’approccio normativo
L’Italia può continuare a contrastare la disinformazione principalmente con leggi di carattere generale e con un allineamento formale alle misure UE. Questa scelta evita bruschi scossoni politici nel breve termine, ma il rischio è un’accentuazione della polarizzazione interna, già alimentata da alti livelli di disinformazione, che potrebbe finire per compromettere il funzionamento della vita democratica del Paese.

Il ruolo delle Istituzioni dedicate
L’Italia può scegliere di creare nuove agenzie specializzate per la lotta alla disinformazione (ADISC) o rafforzare quelle già esistenti (AGCOM). Ciò rafforzerebbe le protezioni anti-disinformazione sul medio e lungo termine, ma comporterebbe probabilmente scontri politici nell’immediato con relativa accentuazione della polarizzazione interna

Fact-checking e alfabetizzazione digitale
L’Italia può scegliere di rafforzare gli strumenti di fact-checking e investire sulla media literacy. Ciò comporta però tempi lunghi per avere risultati apprezzabili e non rappresenta un ostacolo adeguato all’attuale diffusione della disinformazione, che potrebbe al contrario essere favorita nel breve termine da tale scelta.


Gli autori

Simone Pelizza

Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato negli anni scorsi per lavoro.

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