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    Gli ultimi due anni hanno visto un miglioramento della qualità delle relazioni sino-europee e la cooperazione tra le parti si è intensificata grazie ai numerosi incontri bilaterali tra Xi Jinping, Li Keqiang, ministri cinesi e i rispettivi omologhi Van Rompuy, Barroso e commissari europei.

    IL 2014 – Nel 2014 le visite in territorio europeo di Xi Jinping e Li Keqiang, oltre ad aver migliorato i rapporti personali tra i leader, hanno rilanciato le relazioni Stato-Stato e stimolato l’accelerazione dell’accordo sino-europeo sugli investimenti. Allo stesso modo le visite dei leader degli Stati membri dell’Unione in Cina hanno potenziato le relazioni bilaterali. Restano tuttavia dei nodi da sciogliere. Analizzando le visite dei leader cinesi ed europei riflettiamo sui dilemmi principali delle relazioni sino-europee: la predilezione cinese per i rapporti Stato-Stato rispetto a quelli Stato-UE rallenterà il processo di avvicinamento tra le parti, e soprattutto, riusciranno gli europei a dare una valenza politica alla partnership con la Terra di mezzo?

    LA VISITA DI XI ALLE ISTITUZIONI EUROPEE E IL NUOVO CORSO – La visita di Xi Jinping alle Istituzioni europee e al Collegio d’Europa di Bruges dello scorso aprile ha “aperto le danze” e impresso un grande stimolo alle relazioni sino-europee nel 2014. Oltre ad aver “legittimato” maggiormente i leader, le Istituzioni e il Parlamento europei, Xi ha posto le basi per un’intensificazione dei rapporti, e non è un caso che dalla visita di Xi si sia parlato di uno sviluppo della trattativa per l’accordo degli investimenti tra Cina e Unione europea. Il Presidente cinese ha fatto propria una politica estera più assertiva, non solo nei confronti dell’Unione europea. Il ruolo cinese nella regione asiatica è infatti cresciuto sia all’interno delle Organizzazioni regionali, come la SCO, l’ASEAN+3 e l’APEC, sia dal punto di vista della “diplomazia economica e commerciale”, nel caso della “Nuova via economica della seta” e della “Via economica della seta marittima”. Passando per l’Asia centrale, la Nuova via economica della seta intende collegare l’Unione europea alla Cina: ne è un esempio la tratta ferroviaria internazionale Duisburg-Chongqing, attivata lo scorso luglio e che ha visto il primo trasporto di macchine tedesche in territorio cinese lo scorso ottobre.

    Le relazioni tra Cina e Unione europea sono sempre più strette, come dimostrato dagli scambi di visite ufficiali
    Le relazioni tra Cina e Unione europea sono sempre più strette, come dimostrato dagli scambi di visite ufficiali

    LE VISITE DEI LEADER EUROPEI IN CINA – Durante l’estate le visite di capi di Stato o di Governo europei in Cina si sono intensificate. Il premier italiano Matteo Renzi si è recato lo scorso giugno a Shanghai (per incontrare gli imprenditori italiani che investono nel Dragone) e all’ambasciata italiana di Pechino. Nella capitale cinese Renzi ha incontrato Li Keqiang e il presidente della Repubblica Xi Jinping.
    Angela Merkel ha compiuto a inizio luglio la seconda importante visita di un leader europeo in Cina. Oltre agli accordi economici e commerciali, in particolare nel settore automotive e della produzione di elicotteri, Merkel e Li hanno parlato di spionaggio e di cyber attacchi, riferendosi allo scandalo Snowden. Le relazioni tra Germania e Cina sono fondamentali per quelle sino-europee per il ruolo che il Paese tedesco ricopre all’interno dell’Unione. Secondo i cinesi, i tedeschi andranno ad aumentare la propria influenza, già molto forte, sulle politiche europee nei prossimi anni. Per questo motivo rimangono il partner europeo privilegiato, sia per intensificare i rapporti a livello Cina-UE, sia nell’arena internazionale. Una Germania che dopo il caso della NSA ha espresso malumori nei confronti degli USA e che si avvicina alla Cina, allontanandosi da Washington, non può che essere vista di buon occhio dall’amministrazione di Xi e Li.
    La terza visita di un leader europeo di rilievo è stata quella del primo ministro romeno Victor-Viorel Ponta il 31 agosto. Se gli scambi commerciali tra Romania e Cina non sono allo stesso livello dei maggiori Paesi europei, come Germania, Francia, Regno Unito e Italia (il volume dell’interscambio commerciale si è attestato nei primi cinque mesi dell’anno a 1,6 miliardi di euro, in aumento del 26,2 per cento rispetto al medesimo periodo del 2013), in prospettiva le relazioni sino-romene sono in crescita. La Romania è un leader del blocco dei CEEC (Central and Eastern Europe Countries) ed è interessata alla tecnologia cinese nel campo delle ferrovie. Li e Ponta hanno avviato le trattative per la costruzione di una ferrovia ad alta velocità tra la città di Iasi e la capitale Bucarest, con una possibile estensione alla Moldavia. Per l’occasione è stato inaugurato l’Istituto di cultura romeno a Pechino.
    La quarta visita da considerare, infine, è quella del primo ministro spagnolo Rajoy, tra il 23 e il 27 settembre. Anche in questo caso gli scambi commerciali sono inferiori rispetto ai maggiori Paesi europei, ma la visita di Rajoy è stata significativa dal punto di vista politico e simbolico. La Corte nazionale spagnola, il 9 ottobre del 2013, aveva ammesso il ricorso contro alcuni leader cinesi con l’accusa di genocidio in Tibet, e nei giorni successivi aveva spiccato un mandato d’arresto per l’ex presidente della Repubblica popolare Jiang Zemin. Nel caso si fosse trovato su territorio spagnolo Jiang sarebbe stato arrestato e processato. Rajoy aveva in seguito frenato. Il premier, attraverso l’approvazione di una legge che riducesse i poteri dei magistrati spagnoli, aveva risolto il problema e strizzato l’occhio al Paese che, dopo la Francia, detiene più debito spagnolo. Il mercato cinese inoltre sta crescendo di importanza per le aziende spagnole: circa 600 imprese iberiche hanno filiali in Cina e i numeri sono in aumento.

    Incontro bilaterale Italia-Cina, il presidente Matteo Renzi accoglie Li Keqiang
    Incontro bilaterale Italia-Cina, il presidente Matteo Renzi accoglie Li Keqiang

    LA VISITA DI LI IN EUROPA – Come nella cultura cinese, il cerchio del 2014 si è chiuso con la visita del premier cinese Li in Europa. In verità già durante l’estate, dal 16 al 21 giugno, Li aveva fatto tappa in due Paesi europei, se si vuole molto diversi tra loro, appartenenti a “due Europe, a due velocità”, la Grecia e il Regno Unito. Nel caso di Londra, partner commerciale di livello per i cinesi, Li firmò accordi per un totale di 28 miliardi di dollari, e rinsaldò le relazioni con gli inglesi dopo lo “sgarbo” compiuto da Cameron nel 2012, quando il primo ministro del Regno Unito incontrò il Dalai Lama. Nel caso della Grecia, Li firmò accordi di cooperazione economica dal valore di circa 5 miliardi di dollari, tra i quali quello più importante riguardò il Porto del Pireo.
    Ma è in Germania, Russia e Italia che i viaggi di Li hanno portato i vantaggi più concreti per le relazioni sino-europee, dal 9 al 17 ottobre. Nell’incontro con Angela Merkel, Li ha sottolineato l’interesse cinese per l’innovazione tedesca, chiedendo di fondare e implementare «partnership nel settore della ricerca scientifica, innovazione, educazione ed energia». Dal settore manifatturiero quindi, che rappresenta il centro delle relazioni sino-tedesche, Li intende espandere la “strategic partnership” anche a quello che andrà a formare la nuova Cina di domani, il cui sviluppo sarà basato sull’esportazione di brand riconoscibili e apprezzati nel mondo. Durante la visita Li ha partecipato al Meeting di Amburgo, alla Camera di commercio, nel quale il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha dichiarato che nel suo nuovo mandato metterà la Cina al posto più alto dell’agenda di politica estera.
    In Russia Li ha stipulato 38 accordi economici, per potenziare uno scambio commerciale che vale ben 90 miliardi di dollari e che è in crescita. Nei mesi scorsi le relazioni sino-russe sono state notevolmente potenziate da Putin e Xi Jinping, anche e soprattutto dal punto di vista politico, geopolitico e strategico.
    Infine, accolto con tutti gli onori, Li è atterrato in Italia dove ha incontrato il premier Renzi, il presidente Napolitano e visitato la sede della FAO a Roma, per poi partecipare a Milano al meeting ASEM10.

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    Li Keqiang al suo arrivo al vertice ASEM di Milano

    I LIMITI – L’eterno dilemma delle relazioni sino-europee è stato protagonista anche del “nuovo corso” deciso dall’Amministrazione Xi-Li insediatasi nel marzo del 2013. Se dal punto di vista dell’economia e del commercio in particolare Unione europea a Cina stanno vivendo un rifiorire della loro relazione, da quello politico persistono limiti allo sviluppo concreto di una partnership strategica a tutti gli effetti. I cinesi, infatti, si relazionano all’Europa preferendo spesso i canali bilaterali Stato-Stato piuttosto che interloquire direttamente con le Istituzioni europee. Nonostante la visita del presidente Xi Jinping dello scorso aprile, le visite dei leader sia in Europa che in Cina sono state il vero motore della crescita delle relazioni. Il continuo avvicinamento cinese alla Russia, l’applicazione delle sanzioni occidentali in seguito alla crisi dell’Ucraina e il containment americano deciso da Obama complicano la situazione. Se i cinesi guardano in particolare alla Germania come Paese-guida del Vecchio continente e hanno investito risorse per un’intensificazione della partnership strategica, facendo sì che le relazioni sino-tedesche abbiano raggiunto il livello più alto degli ultimi anni, Angela Merkel deve decidere se estendere questa intesa al resto dell’Unione europea e farle assumere una valenza politica. Scegliere se essere padroni del proprio futuro è l’eterno problema che attanaglia l’Unione. Da semplice partner commerciale cinese la UE potrebbe diventare un attore geopolitico di straordinaria influenza, e giocare nell’arena internazionale allo stesso livello di Stati Uniti, Cina e Russia, se gli Stati membri lo volessero davvero.
    Il prossimo appuntamento sarà il Diciassettesimo summit UE-Cina, la cui data è ancora da definire. In quell’occasione capiremo se le relazioni sino-europee potranno compiere un passo in avanti significativo.

    Marco Bonaglia

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    Marco Bonaglia
    Marco Bonaglia

    Varesotto, 24 anni, laurea triennale in Scienze linguistiche, frequento il corso di Politiche europee e internazionali all’Università Cattolica di Milano. Al termine del liceo ho deciso di dare una svolta alla mia vita, scegliendo di studiare cinese. Da allora ho avuto modo di appassionarmi sempre di più alla Terra di mezzo, alla sua cultura e alle grandi contraddizioni che la caratterizzano, visitando Beijing e spostandomi in treno da nord a sud del paese. Ho studiato un semestre negli USA, in Nord Carolina, e quattro mesi nella capitale cinese. Mi interesso di politiche dell’Asia orientale e di relazioni tra Cina e Unione Europea.

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