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mercoledì 21 Aprile 2021

Africa, la diplomazia cinese del vaccino anti-Covid

In breve

  • Sin dall’inizio della pandemia la Cina ha siglato accordi con gli Stati africani e con il Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie dell’Unione Africana al fine di supportare il Continente con la distribuzione di materiale sanitario e, al più presto, di vaccini.
  • Anche la Russia e gli Stati Uniti stanno contribuendo alla ricerca per il vaccino anti-Covid, ma ancora non hanno preso parte al progetto multilaterale dell’OMS, COVAX, al quale aderiscono 176 Paesi.
  • L’assistenza della Cina al contrasto della Covid-19 in Africa contribuisce al miglioramento della sua immagine, anche nell’ottica di una Nuova Via della Seta sanitaria.

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AnalisiLa Cina sta fornendo un’importante assistenza ai Paesi africani contro la Covid-19 e, recentemente, ha aderito al progetto COVAX dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire una veloce distribuzione dei vaccini. L’impegno di Pechino in Africa contribuisce al miglioramento della sua immagine e al rafforzamento della sua presenza nel Continente, anche nell’ottica di una Nuova Via della Seta sanitaria.

VERSO LA DISTRIBUZIONE DEL VACCINO CINESE IN AFRICA

La Cina è da tempo in prima linea nella diplomazia degli aiuti sanitari e finanziari per i Paesi africani e, con lo scoppio della pandemia, non è venuta meno al suo ruolo.
In una prima fase il Dragone ha donato più di 400 tonnellate di forniture mediche, tra cui migliaia di cappelli chirurgici, tute, occhiali protettivi e maschere, oltre ad aver inviato squadre di esperti cinesi che hanno formato unità di personale sanitario africano.
Per coordinare la distribuzione continentale del materiale, Pechino ha avviato sia una collaborazione con il Centro di Controllo  e Prevenzione delle Malattie dell’Unione Africana (Africa CDC), sia accordi bilaterali con molti Paesi, in primis l’Etiopia, ma anche Kenya, Senegal, Sierra Leone, Niger e Egitto.
Molti Paesi africani si sono dimostrati favorevoli a un intervento cinese – nonostante problematiche interne come alcuni casi di razzismo e la potenziale crescita del debito nei confronti di Pechino – rispetto a una collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che si è rivelata da principio lenta e poco affidabile.
Recentemente Xi Jinping ha anche siglato la partecipazione della Cina al progetto COVAX dell’OMS, che mira a una distribuzione rapida ed efficiente delle dosi dei vaccini approvati dagli Enti di regolamentazione a tutti i Paesi membri dell’iniziativa.
Al momento Pechino dichiara di avere quattro vaccini in fase 3 di test e assicura che le dosi saranno distribuite non solo nel continente africano, ma anche in Asia e in America Latina, nell’ottica di una Nuova Via della Seta sanitaria.
Questa immagine è contestata da ampi settori dell’opinione pubblica occidentale, che critica il ruolo della Cina nella diffusione del coronavirus o nutre perplessità riguardo all’efficacia dei suoi vaccini, non sottoposti alla verifica della comunità scientifica internazionale. Tuttavia al momento sembra che il vaccino dell’azienda cinese Sinopharm risulti più facile da produrre, stoccare e trasportare rispetto ai prototipi europei.

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Fig. 1 – Un carico di aiuti sanitari donati da Jack Ma, fondatore di Alibaba, arrivati in Etiopia a fine aprile 2020

GLI ALTRI ATTORI IN COMPETIZIONE

Oltre alla Cina a contendersi l’egemonia della distribuzione del vaccino nel continente africano ci sono anche altri attori, tra cui la Russia, gli Stati Uniti e i Paesi europei.
Nonostante le critiche da parte della comunità internazionale per le fasi di sperimentazione del vaccino anti-Covid Sputnik V, Putin ha dichiarato che la distribuzione è pronta e che sono stati già avviati diversi accordi bilaterali con vari Stati africani. Mosca, tuttavia, non fa parte del progetto multilaterale COVAX al momento.
Nemmeno gli USA hanno aderito al piano, ma l’assenza di Washington dalla scena internazionale in ambito sanitario potrebbe non essere definitiva. Gli scienziati statunitensi, infatti, si sono distinti nella ricerca per il vaccino anti-Covid e, nonostante il ritiro dall’OMS da parte di Trump, sotto la Presidenza di Biden, è probabile che assisteremo a una riapertura in senso multilaterale e a un parziale ritorno al tradizionale ruolo di leadership nelle catastrofi globali.

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Fig. 2 – Il piano COVAX è un’iniziativa internazionale guidata dall’OMS che mira a favorire la distribuzione dei vaccini anti-Covid in tutto il mondo

SPERANZE E LIMITI DEL PIANO COVAX

Nello specifico il COVAX è il pilastro dello schema di collaborazione globale Access to Covid-19 Tools Act Accelerator, un’iniziativa avviata ad aprile 2020 dall’OMS in collaborazione con GAVI, the Vaccine Alliance e con la Coalizione per l’Innovazione in Materia di Preparazione alle Epidemie (CEPI).
Lo scopo dei 176 Paesi partecipanti è ottenere due miliardi di dosi di vaccini approvati entro la fine del 2021 e destinarne la metà ai Paesi più poveri tramite una vantaggiosa collaborazione con le case farmaceutiche che assicuri costi quasi nulli per i Paesi in difficoltà.
Il progetto sembra dunque configurarsi come il simbolo della cooperazione multilaterale in ambito umanitario e sanitario, ma presenta alcune problematiche. Innanzitutto l’assenza degli Stati Uniti priva di capitali fondamentali al raggiungimento dell’obiettivo. In secondo luogo una buona parte delle dosi è già stata acquistata da molti Paesi occidentali e l’iniziativa difetta ancora di un piano logistico per la distribuzione.
L’Unione Europea ha aderito a fine agosto al progetto COVAX e, come parte attiva del Team Europa, ha fornito diversi contributi finanziari, con erogazioni aggiuntive per alcuni Paesi africani nella fascia del Sahel, in particolare Burkina Faso, Niger e Ciad.

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Fig. 3 – L’arrivo dei medici cinesi all’aeroporto di Abuja, capitale della Nigeria, nell’aprile 2020

GLI AIUTI CINESI IN AFRICA: AMORE E ODIO

Fin dallo scoppio della pandemia a livello globale, sia il Governo che i grandi privati cinesi si sono impegnati a risollevare l’immagine del Paese, accusato di aver nascosto volutamente la diffusione dell’epidemia.
Gli aiuti umanitari di Pechino si stanno configurando come una nuova strategia di soft power per rafforzare i rapporti con il continente africano.
Molti Governi africani accettano di buon grado la collaborazione cinese: ne è un esempio l’Algeria, dove a maggio è arrivato un team cinese anti-Covid. Altri Paesi, come il Marocco e l’Etiopia, hanno firmato accordi bilaterali per la cooperazione nello sviluppo e nella distribuzione del vaccino a livello continentale.
Per quanto riguarda la delicata questione del debito, Xi Jinping ha dichiarato, sia nel contesto dello specifico impegno del G20 che durante il Summit Straordinario Cina-Africa sulla Solidarietà contro la Covid-19, che sospenderà molti pagamenti dei debiti per i Paesi Africani e avvierà una speciale linea di credito pluriennale. In attesa di maggiori sviluppi, le misure potrebbero però essere soprattutto simboliche, dal momento che potrebbero riguardare solo una minima parte del debito africano complessivo nei confronti del Dragone.
Emergono poi altre ombre sul rapporto, non sempre trasparente, tra Cina e Africa. Infatti durante questi mesi di collaborazione sono stati denunciati episodi di corruzione o scarsa trasparenza, come in Zimbabwe, dove il Ministro della Salute è stato rimosso per presunte tangenti sulle forniture mediche. In altri casi, per esempio in Nigeria, la collaborazione con i medici cinesi non è stata ben accettata dal personale locale.
Xi Jinping ha dichiarato comunque che il Governo cinese continuerà a fornire aiuti ai 54 Paesi africani e che, quando il vaccino sarà disponibile, ci saranno dosi pronte per il Continente, al contrario del progetto COVAX, che al momento sembra garantire le dosi solo agli Stati più ricchi.
È evidente dunque che la pandemia sta modificando i rapporti tra i diversi Paesi del mondo e che la Cina stia lavorando per conquistare ancora di più la fiducia africana.

Alessandra De Martini

Photo by Caniceus is licensed under CC BY-NC-SA

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e al momento frequento il corso di laurea magistrale in investigazione, criminalità e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Per questo motivo, durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni progetti della Diplomatic  Academy e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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