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L’Azerbaigian dice stop alle importazioni di gas russo: quali conseguenze per Mosca?

In 3 sorsi La recente dichiarazione del Governo azero potrebbe costituire l’ennesima mossa per rompere la dipendenza energetica dalla Russia, che vedrà necessario riorientare il proprio mercato di esportazione.

Le prossime mosse della Corea del Nord, tra Cina e Stati Uniti

In 3 sorsi – Dopo una visita a sorpresa a Pechino da parte del leader nordcoreano Kim Jong-un, la Corea del Nord si prepara al prossimo summit con gli Stati Uniti programmato per fine febbraio in Vietnam.

Impasse a Idlib, il duello tra Russia e Turchia in Medio Oriente

In 3 sorsi – La partita siriana è sempre più un gioco a due attori con Russia e Turchia che tra dichiarazioni contrastanti e smentite continuano a guardarsi con diffidenza. Il ruolo di Assad tra due “pesi massimi” della regione.

Le politiche ambientali di Bolsonaro e le ripercussioni sull’Amazzonia

Analisi – Tra i tanti aggiustamenti annunciati da Bolsonaro c’è anche il rimescolamento delle funzioni di più Ministeri, nonché le nuove politiche ambientali. Non mancano le polemiche.

Il jihādismo nel subcontinente Indiano

Analisi – Negli ultimi anni il subcontinente indiano, oltre a essere base di partenza di centinaia di foreign fighters, è divenuto terreno fertile per l’espansione dei principali gruppi del terrorismo islamista.

Gli Occhi nel Jihad: 16 – 31 gennaio

Miscela Dark – Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista nella seconda metà di gennaio.

Europee 2019: Salvini leader dei sovranisti?

In 3 sorsiAccreditata dal sondaggio di Europe Elects come prima forza politica europea, la Lega di Salvini si prepara per le elezioni di maggio.

1. LA LEADERSHIP

“Se e quando me lo chiederanno ci penserò”. Risponde così ai cronisti Matteo Salvini su una sua possibile investitura da leader della coalizione sovranista, data in grande ascesa, per le europee di maggio.
In realtà Salvini, sempre più numero uno della destra italiana, punta a guidare le forze nazionaliste ad una storica vittoria.
Mentre il Movimento 5 Stelle si avvia tardivamente alla definizione delle alleanze in vista delle elezioni, il suo alleato di Governo lavora da anni alla costituzione di un’internazionale sovranista da contrapporre alle tradizionali forze politiche europee.

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Fig. 1- Marine Le Pen: leader del Rassemblement National e alleato numero uno di Salvini

2. LO SCHIERAMENTO

Attualmente la Lega è inserita all’interno di ENF (Europa delle nazioni e delle libertà), gruppo politico fondato nel giugno 2015.
Ne fanno parte l’alleato più prezioso di Salvini, ovvero Marine Le Pen e il suo Rassemblement National (Raggruppamento Nazionale). Allo schieramento francese si aggiungo gli olandesi Partij voor de Vrijheid (Partito per le libertà) di Gert Wilders, l’FPO austriaco e il belga Vlaams Belang, oltre all’adesione di alcuni parlamentari indipendenti.
Salvini ha sempre cercato di mantenere quest’alleanza coesa, organizzando alcune manifestazioni come quella del gennaio 2016 a Milano “Più liberi e più forti”.
Negli ultimi tempi Salvini e la Lega, in riferimento all’appuntamento elettorale di maggio, hanno cercato di ampliare la propria rete di alleati. Il 9 gennaio il ministro dell’Interno ha incontrato il numero uno del partito nazionalista polacco PIS (Diritto e giustizia), Jarosław Kaczyński, per porre le basi per una collaborazione.
Oltre all’incontro di Varsavia, Salvini guarda anche a una possibile convergenza con Jimmie Akesson (leader dei Democratici Svedesi), senza contare i continui apprezzamenti verso l’ungherese Viktor Orbán (che però è attualmente nel Partito Popolare Europeo).

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Fig. 2- Il primo ministro magiaro Viktor Orbán. Salvini insiste per includerlo nella sua alleanza

3. LA (NON) COESIONE DEI SOVRANISTI

I sondaggi attuali concordano nell’indicare una crescita esponenziale delle forze sovraniste a discapito delle storiche famiglie europee (socialisti, popolari, liberali).
L’obiettivo di Salvini è diventare il leader di questa internazionale sovranista e portarla a essere uno dei primi due gruppi politici.
Nonostante i sondaggi siano dalla sua parte e il suo staff lavori già da molto tempo per creare una rete di alleati a livello comunitario, il progetto non sarà affatto semplice da raggiungere.
Infatti per essere decisivi nel contesto europeo occorre, oltre a poter contare su molti deputati, avere un programma comune e condiviso.
La destra europea è data in forte crescita, ma non si presenta unita.
Orbán, come visto precedentemente, fa parte del Partito Popolare Europeo: uno dei gruppi politici più europeisti di tutti. In aggiunta l’ungherese ha evidenziato più volte la necessità che Roma rispetti le regole UE in materia di conti pubblici. Concetto condiviso anche dall’olandese Geert Wilders.
Anche il polacco Kaczyński fa parte di un altro gruppo: quello dei conservatori (fondato dall’ex primo ministro del Regno Unito David Cameron). Seppur condividendo temi quali il blocco dell’immigrazione e la difesa dell’identità cristiana, Kaczyński appare, a differenza di Salvini, legato economicamente alla Germania di Angela Merkel e ostile alla Russia di Putin.
Oltre a corteggiare Orbán, Salvini sta cercando di portare dalla sua parte anche l’austriaco Sebastian Kurz del Partito Popolare Austriaco (attualmente nel PPE). L’impresa, più per ragioni economiche che politiche, non si preannuncia delle più semplici. Il Governo austriaco, di cui Kurz è Cancelliere, ha avviato una politica economica rigorosa, premendo sulla Commissione Europea affinchè spinga gli altri Paesi UE a fare lo stesso.
La Lega guarda anche alla forza politica VOX e al partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), che conta nell’attuale legislatura un solo eurodeputato iscritto all’EFDD (gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta).
L’intenzione del segretario del Carroccio è creare un contratto (sul modello dell’esecutivo italiano) da presentare in un grande evento prima delle elezioni di maggio con la presenza dei leader delle forze politiche sovraniste.
In realtà, seppur accompagnati dal consenso popolare, allo stato attuale non vi è coesione tra le destre europee.
Sparse in vari gruppi nell’attuale legislatura e unite da macro temi tipo immigrazione e sicurezza, il rischio per i nazionalisti è non riuscire a sfruttare il previsto boom elettorale per avere una voce unitaria con la quale essere decisivi sulla scena comunitaria.
Non resta che attendere i prossimi mesi per capire se Salvini e la Lega riusciranno a riunire le anime della destra sovranista europea attorno a un unico tavolo

Luca Rosati

Raqqa a più di un anno dalla liberazione dall’Isis

In 3 sorsi – A un anno dalla liberazione per opera delle Forze Democratiche Siriane, Raqqa continua a lavorare, a rilento e con grande fatica, alla propria ricostruzione. L’occupazione di Daesh e la violenta guerra urbana per la sua riconquista hanno lasciato una città distrutta e priva dei servizi essenziali.

Venezuela, stallo ma qualcosa si muove

Ristretto Dopo 12 giorni in Venezuela ancora non c’è un vincitore tra Guaidò e Maduro. Cosa può accadere ora?

L’America First trumpiano e la sfida siriana

In 3 sorsiLa dottrina dell’America First di Trump si trova a fare i conti con il complesso scenario mediorientale. L’annuncio a sorpresa del ritiro del contingente americano dalla Siria ha lasciato disorientati alleati e avversari. L’incertezza sul futuro della regione e della politica estera americana cresce.

Il nostro Giro del Mondo: quale ruolo per l’Italia nel 2019?

Il 2019 è iniziato ormai da qualche settimana e si preannuncia un anno importante e ricco di cambiamenti nell’ambito delle relazioni internazionali. L’economia globale potrebbe entrare in una fase di rallentamento, provocando una possibile battuta di arresto negli Stati Uniti e in Unione Europea; negli USA, la Presidenza Trump ha ormai compiuto il giro di boa e vedremo se la politica della Casa Bianca avrà un approccio meno divisivo; la Cina cerca di rilanciare il proprio tasso di crescita puntando nel contempo a rafforzare la sua proiezione internazionale attraverso la Nuova Via della Seta; in Russia, Putin cercherà di mantenere saldo il proprio potere e di accrescere la propria presenza in Medio Oriente e nel Mediterraneo; l’America Latina vivrà una stagione di transizione, con il Brasile che ha appena virato a destra (estrema?) eleggendo un Presidente come Bolsonaro, mentre in Argentina Macri cercherà una difficile conferma alle elezioni di ottobre e il Venezuela vive una fase sempre più complessa con il braccio di ferro tra Maduro e l’opposizione guidata da Juan Guaidó.

E l’Italia? In un mondo che sta cambiando sempre più rapidamente (ritorno dei nazionalismi, crisi del multilateralismo, minore rilevanza dell’Occidente), e con un Governo composto da una coalizione inedita che non ha ancora messo del tutto a fuoco le proprie linee fondamentali di politica estera, è importante cercare di definire con precisione gli assi prioritari che il nostro Paese dovrebbe perseguire in nome del proprio “interesse nazionale”.

Per questo motivo, quest’anno “Il Caffè Geopolitico” ha deciso di offrirvi un outlook  diverso dal solito. Alla luce degli elementi di natura geopolitica e delle tendenze globali in atto, il nucleo del nostro “Giro del Mondo” questa volta sarà incentrato sulle linee di politica estera ed economica che l’Italia a nostro modo di vedere dovrebbe perseguire, al fine di produrre un disegno coerente e strategico.

Il “Giro del Mondo 2019” si compone dunque di due parti principali: la prima è focalizzata sull’Italia, il suo interesse nazionale e il suo rapporto con l’UE, il Medio Oriente, l’Africa, le relazioni transatlantiche e la Cina. La seconda si inserisce nel solco più “tradizionale” delle edizioni passate e contiene invece una serie di schede geografiche che, attraverso un formato agile e rapido da leggere, vi offre una panoramica delle principali dinamiche geopolitiche da seguire in atto nelle diverse regioni mondiali. Il risultato, preso con una visione di insieme, vuole essere un quadro completo di come sarà il mondo quest’anno e di come l’Italia si dovrebbe muovere nell’ambito di questa “fotografia”.

Non resta dunque che augurarvi buona lettura e buon Giro del Mondo… ovviamente con il Caffè!

Davide Tentori

L’Italia e l’energia: il ruolo chiave del Mediterraneo

In breve

  • Per il suo fabbisogno energetico, l’Italia rimane fondamentalmente un importatore di fonti energetiche, in particolare quelle fossili come petrolio e gas naturale.
  • L’Italia diversifica l’origine delle sue fonti di energia fin dall’era Mattei, ma più del 40% deriva da Paesi dell’area mediterranea o deve comunque attraversare tale specchio d’acqua.
  • Il gas naturale risulta la risorsa che avrà il principale aumento di domanda nei prossimi decenni, e questo coinvolgerà anche l’Italia. La sicurezza degli approvvigionamenti risulta quindi fondamentale.
  • L’Egitto e in generale il bacino del Levante potrebbero risultare una nuova area di vitale importanza, rimarcando la rilevanza del Mediterraneo anche nel medio-lungo periodo.

L’ITALIA COME IMPORTATORE

Soddisfare il fabbisogno energetico italiano rimane una delle priorità di qualunque governo nazionale e richiede un’accurata opera di politica estera combinata a quella energetica. L’Italia non è un Paese ricco di risorse naturali (in particolare idrocarburi) e per quanto il ruolo delle rinnovabili sia già interessante (19% di tutta l’energia consumata è da fonti rinnovabili, secondo ENEA), la crescita futura appare modesta (sempre ENEA stima un 22% al 2030, a fronte di un obiettivo UE del 32%) e l’impiego di fonti idrocarburiche rimarrà fondamentale. Secondo i dati 2017 (quelli definitivi 2018 arriveranno nel corso di quest’anno, come normale, ma sono analoghi) l’Italia è 7° importatore mondiale di petrolio (dietro a Cina, USA, India, Giappone, Sud Corea e Germania) e il 5° importatore mondiale di gas naturale (dietro a Germania, Giappone, Cina e USA). Assicurare che le aree di produzione e i canali di importazione rimangano aperti e sicuri risulta quindi di primaria importanza per il nostro Paese.

Fig. 1 – Primi 10 importatori mondiali di petrolio (in migliaia di barili al giorno, kb/d), dati 2017

Fig. 2 – Primi 10 importatori mondiali di gas (in miliardi di metri cubi, bcm), dati 2017

L’IMPORTANZA DEL MEDITERRANEO E DEL GAS

Mentre le importazioni petrolifere possono essere maggiormente differenziate data la più favorevole logistica, per quanto riguarda il gas naturale si è maggiormente limitati dalla geografia, che coinvolge l’utilizzo di gasdotti da Paesi relativamente vicini e il più costoso gas naturale liquido (GNL) da quelli più lontani. La rilevanza del Mediterraneo diventa chiara se consideriamo che oltre il 40% delle importazioni italiane vengono dall’area mediterranea (Algeria, Libia) o sotto forma di GNL passando attraverso il Mediterraneo (dal Qatar).

Fig. 3 – Origine del gas importato in Italia, in %, dati 2017

Per quanto le importazioni coprano il nostro fabbisogno, il nostro Paese non può però ritenersi al sicuro se consideriamo i trend futuri. Secondo il World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), la crescita mondiale di domanda di energia in generale e di gas naturale in particolare sarà notevole, con l’Asia a fare da traino principale. In parte ciò sarà dovuto anche a una progressiva sostituzione del carbone con il gas naturale nella produzione di energia. Di fronte a una produzione domestica ridotta e in calo, l’Italia ha dunque la necessità di mantenere aperte più opzioni di importazione possibile.

Fig. 4 – Produzione di gas naturale in Italia (in miliardi di metri cubi, bcm)

L’EGITTO E LE OPPORTUNITA’ DEL BACINO DEL LEVANTE

E’ evidente quindi come si presentino tre principali necessità per il nostro Paese per quanto riguarda il Mediterraneo. L’Italia rimane infatti interessata a preservare la propria influenza sulla parte est (Tripolitania) della Libia, perché è lì che sono situati i principali giacimenti di gas e le infrastrutture che consentono il trasporto dello stesso verso l’Italia attraverso gasdotto. La stabilizzazione del Paese dunque non è solo per esigenze politiche e relative alle migrazioni ma anche per necessità energetiche.

Secondariamente l’Italia rimane interessata a preservare la stabilità di Paesi come l’Algeria e le rotte navali che garantiscono i collegamenti con il Qatar e, in prospettiva, anche con altri Paesi del Golfo Persico (visti i recenti accordi stretti dall’Eni con Emirati Arabi, Oman e Bahrein).

Infine, per quanto ciò sia doloroso da ammettere vista la questione ancora non risolta della morte di Giulio Regeni, l’Italia ha un forte interesse a mantenere buoni rapporti con l’Egitto, dove l’Eni opera con successo da decenni. Proprio la scoperta del giacimento supergigante di Zohr da parte del Cane a Sei Zampe ha permesso all’Egitto di balzare al 2° posto tra i produttori africani di gas naturali, (+23% di produzione nel 2018 grazie all’inizio della produzione dal giacimento). Per quanto si stimi che in prima battuta gran parte di essa sarà rivolta verso il mercato locale, la prospettiva che Zohr sia solo la prima di altre scoperte dell’area (altri progetti sono infatti promettenti) potrebbe portare l’intera area del bacino del Levante a diventare un nuovo hub di esportazione anche verso l’Europa, e l’Italia, anche e soprattutto in ottica di domanda e ulteriore diversificazione futura.

Fonti: ove non indicato altrimenti, i dati sono stati ricavati dall’Eni World Oil Review 2018 e dall’Eni Gas & Renewables Review 2018. nhideused0 \lsd

Lorenzo Nannetti